BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

DOPO GHEDDAFI/ L'ambasciatore italiano: così possiamo liberare la nuova Libia

Il ministro degli Esteri Franco Frattini in Libia (Ansa)Il ministro degli Esteri Franco Frattini in Libia (Ansa)

La nascita della Libia libera apre un periodo che sarà sicuramente di ulteriore sviluppo nei rapporti bilaterali in tutti i settori, non solo in quello economico. Solo per fare un esempio, la domanda di apprendimento dell’italiano è sempre stata elevata, ma contrastata dalle Autorità del precedente regime, così come molti giovani libici hanno il desiderio di completare gli studi in Italia. Poter interloquire da oggi in poi con un Paese che vivrà una stagione di crescita democratica ci permetterà di sviluppare appieno i rapporti in questo campo, ma anche di essere presenti in Libia con ciò che l’Italia sa esprimere al meglio: penso all’alta tecnologia, ma anche alle piccole e medie aziende del nostro tessuto economico, un modello di sviluppo che rappresenta certamente uno dei più adatti per un Paese in cerca di diversificazione produttiva, di crescita dell’occupazione e della promozione delle eccellenti risorse umane di cui è dotato.

Cosa vuol dire l’eliminazione del rais per lo scenario attuale del paese e del Mediterraneo?

La lotta per la liberazione della Libia, che ha portato dopo otto mesi alla fine di uno dei regimi più oppressivi e personalistici del mondo, si tradurrà da oggi nella costruzione della democrazia, con libere elezioni a sessant’anni dall’ultimo voto espresso dai cittadini libici nelle urne. L’attuale fase di instabilità della regione dipende da una serie di complessi fattori, e la nascita di uno Stato nel quale sarà possibile far crescere la pianta della democrazia e del dialogo, in una cornice di Islam moderato come quello prevalente in Libia, costituisce un passo importante nel cammino verso la stabilità e le importantissime relazioni tra le sponde settentrionale e meridionale del Mediterraneo.

Secondo lei la dipartita di Gheddafi porrà definitivamente fine alle violenze?

La prima preoccupazione del Cnt, espressa fin dalle primissime settimane della lotta di liberazione, è stata quella di garantire la sicurezza interna del Paese. Molti e ben formulati sono stati gli appelli alla non violenza lanciati dal Presidente del Cnt Abdeljalil, personalità che gode oggi di un alto prestigio e seguito popolare in Libia. Tali inviti hanno avuto un tangibile effetto e gli episodi di violenza gratuita sono stati sinora molto limitati, mentre è certo che la giustizia della nuova Libia affronterà questi casi con fermezza ed equità.

Quindi secondo lei non ha senso un paragone tra la Libia di oggi e l’Iraq del dopo Saddam Hussein.