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DOPO GHEDDAFI/ L'ambasciatore italiano: così possiamo liberare la nuova Libia

Pubblicazione:lunedì 24 ottobre 2011

Il ministro degli Esteri Franco Frattini in Libia (Ansa) Il ministro degli Esteri Franco Frattini in Libia (Ansa)

Il dopo Gheddafi è cominciato. Oggi, a Bengasi, la Libia ha annunciato ufficialmente al mondo la liberazione, dopo 42 anni trascorsi sotto il regime del Colonnello. Abdel Jalil, preidente del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), ha preannunciato i criteri che ispireranno al nuova Costituzione: “come nazione musulmana la sharia è alla base della nostra legislazione, pertanto ogni legge che contraddica i principi dell'Islam non avrà valore”. Già sabato il premier Mahmud Jibril, aveva parlato di elezioni da tenersi al massimo entro otto mesi, per eleggere una assemblea di rappresentanti con il compito di scrivere una costituzione e formare un governo transitorio “fino alle prime elezioni presidenziali”. Ilsussidiario.net ne ha parlato con Giuseppe Buccino Grimaldi, dal 15 settembre ambasciatore d’Italia a Tripoli. “E’ un’occasione unica”, dice l’ambasciatore, la possibilità di “includere tutti i libici nelle decisioni importanti e nelle istituzioni democratiche che nasceranno”. Il nostro paese, in questa fase, non può rinunciare al suo ruolo, dice Buccino, di partner naturale privilegiato della nuova Libia in costruzione.

Ambasciatore Buccino, giovedì si è definitivamente conclusa, con la morte del rais, la Jamahiriya di Gheddafi. Cosa rappresenta questo evento per la storia della Libia?

E’ un evento storico, che chiude 42 anni di una dittatura che nel tempo si è rivelata sempre più oppressiva, sanguinaria e personalistica. Ma è soprattutto l’inizio di una sfida, che si è aperta mesi fa con i fatti di Bengasi e di Tripoli e che ha rivelato al mondo il coraggio e la determinazione del popolo libico, una volta intravista la concreta possibilità di conquistare la libertà e la possibilità di decidere del proprio futuro. E’ una svolta fondamentale per il Paese, che inizia adesso un cammino, già tracciato in un progetto di Costituzione provvisoria, destinato a concludersi con le prime vere e proprie elezioni parlamentari nel giro di meno di due anni.

Sul serio non c’è il rischio che il paese sia dilaniato ora dalla guerra civile?

Non credo che i libici si lasceranno sfuggire l’opportunità di aver parte nelle decisioni importanti e nelle istituzioni democratiche che nasceranno. Il pluralismo, fortemente contrastato nel periodo della Giamahiria, rappresenterà il lievito essenziale di tale processo: vi sono in Libia, ma fino ad ora non hanno potuto esprimersi, molte società, molti progetti tra loro complementari, che possono ora finalmente unirsi per costruire un Paese democratico ed aperto al mondo. Ciò che rappresenta, in fin dei conti, il sogno che ha alimentato lo straordinario coraggio e spirito di sacrificio mostrato dai libici in otto lunghi e sanguinosi mesi di lotta per la libertà.

E cosa cambia per l’Italia?


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