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LIBIA/ Il presidente del Cnt, Jalil: "La sharia sarà legge"

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Tripoli e Bengasi, le grandi feste popolari per celebrare la morte del tiranno Gheddafi e la ritrovata libertà si sono tenute ieri. In piazza migliaia di persone festose. Arriva però la doccia fredda, almeno per quanti ritengono la legge islamica una limitazione delle libertà. Il numero uno del Consiglio nazionale di transizione, infatti, Mustafa Abdel Jalil, parlando ieri davanti alle migliaia di persone in piazza a Bengasi annuncia dopo essersi inginocchiato in preghiera e citato un verso del Corano che essendo la Libia una nazione musulmana "la sharia è per noi la fonte del diritto, ogni norma che contraddica i principi dell’islam non avrà più valore". Introduzione in Libia dunque della legge islamica: questo, nelle sue parole, vuol dire che ad esempio verrà messa mano a leggi considerate poco islamiche come quella del divorzio e del matrimonio compreso la norma anti poligamia che vietava appunto di sposare più donne, verranno aperte banche islamiche che non praticano gli interessi. Sharia, legge islamica allora.  Lui dice che non c'è nulla di male ad applicare la severa legge, visto che i libici sono musulmani. La Libia si avvia dunque verso il suo futuro con qualche evidente preoccupazione: uno stato islamico fondamentalista è quanto di meno le nazioni occidentali europee desiderino. Intanto ieri è stata eseguita l'attesa autopsia del colonnello Gheddafi da cui risulta che è stato ucciso da colpi d'arma da fuoco dopo essere stato catturato vivo. "Il medico legale afferma che Gheddafi era già ferito, è stato caricato su un camion e sulla strada per l’ospedale c’è stata una sparatoria" ha detto il premier libico Jibril. Colpo di grazia una pallottola alla testa di cui non si sa dire se proveniva dagli uomini della sicurezza di Gheddafi stesso o da quelli dell'esercito rivoluzionario. Tornando all'imposizione della sharia, lo studioso libico Karim Mezran fa notare che di fatto in modo "subdolo" la sharia era già stata introdotta nella nuova costituzione libica presentata a luglio a Washington e tradotta appositamente in cattivo inglese. Dice anche che comunque i libici approveranno perché è nella loro natura e negli ultimi vent'anni sono tornati a riavvicinarsi al fondamentalismo islamico. A Tripoli e Bengasi da tempo non si beve più vino, ad esempio, e le donne velate sono molto aumentate.


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