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Esteri

SHARIA IN LIBIA/ Camille Eid: vi spiego i tre pericoli per la democrazia

Mustafa Abdel Jalil, presidente del Cnt (Foto Ansa)Mustafa Abdel Jalil, presidente del Cnt (Foto Ansa)

Ne faceva un uso strumentale al suo potere?

 

Sì. Basti pensare alle donne amazzoni della sua guardia privata, che certamente non rispondono a un precetto islamico. Il suo era un misto di socialismo riconvertito in misure islamiche a seconda del periodo e a seconda dei suoi rapporti con il mondo occidentale, ma si capiva che era una strumentalizzazione, come lo è stata l'introduzione di un calendario islamico completamente diverso da quello in vigore negli altri paesi islamici, dove non riconosce l'inizio dell'anno con la data della migrazione di Maometto. Il suo era uno Stato che non si poteva chiamare né islamico, né laico, ma solo pieno di "stravaganze gheddafiane".

 

Che futuro dobbiamo attenderci per la Libia?

 

La nuova Libia desta preoccupazione, dato che ci sono forti componenti islamiche. Il capo delle milizie che controllano Tripoli, ad esempio, è un ex jadista dei gruppi combattenti libici. Per breve tempo è stato collegato con Bin Laden, ha mandato emissari in Algeria a prendere contatti con la locale sezione di Al Qaeda, solo che questi emissari sono stati eliminati in modo misterioso, probabilmente perché avevano scoperto che non avevano carte in regola con quanto richiede Al Qaeda.

 

Ci sono segnali che fanno pensare che la sharia libica potrà essere di tipo intransigente: Jalil ha già detto, ad esempio, che reintrodurrà la poligamia.