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Esteri

TUNISIA/ Le due incognite che mettono alla prova la democrazia della Rinascita

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Al-Nahda è un partito che ha costruito la sua base di consenso mettendo in atto politiche di welfare alternativo a quello di uno stato troppo deficitario in questo campo: nelle campagne povere della Tunisia ha distribuito sacchi di beni alimentari, ha pagato matrimoni a chi non poteva permetterselo, libri di scuola, matite, penne e quaderni ai figli dei poveri. La strategia di al-Nahda in questo è assolutamente comparabile a quella di tutti i partiti a fondamento islamico del mondo arabo. Lo stesso hanno fatto i Fratelli Musulmani in Egitto, partito da cui al-Nahda ha tratto ispirazione al momento della sua costituzione, Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza. E’ una tattica consolidata capace di vincolare la fedeltà politica delle classi meno abbienti ma anche demograficamente più consistenti.

Ed è proprio attraverso questa strategia che Al-Nahda si è conquistato quasi il 40 per cento in questa tornata elettorale, forte anche di un contesto politico largamente frammentato in partiti piccoli e poco strutturati. 

Quello che però forse dovremmo fare di fronte a questa “Rinascita” (al-Nahda in arabo significa proprio ciò) islamica è aspettare di vedere quanto i provvedimenti della nuova élite dominante saranno in grado di aderire all’offerta con cui essa ha vinto le elezioni. Al-Nahda è un partito conservatore rispetto ai valori islamici, ma liberale dal punto di vista economico e almeno apparentemente tollerante rispetto alle fazioni laiche della società. Dichiara di ispirarsi all’AKP turco e mette tra i suoi obiettivi prioritari la crescita economica. 

Che ci vada a genio o no è questo l’attore politico con cui dovremo dialogare e fare i conti nel primo dei paesi che si è dato un nuovo ordine politico dopo le rivoluzioni del 2011. Abituandoci anche all’idea che nei prossimi esperimenti politici l’Islam sarà sempre più presente dall’altro lato del Mediterraneo e che con esso si dovrà gioco forza dialogare. 

Dal punto di vista interno, invece, la sfida che al-Nahda si giocherà adesso è incentrata soprattutto intorno a un punto: la capacità di saper dare al paese quella stabilità politica necessaria da ispirare fiducia presso gli investitori esteri, attuando politiche urgenti che siano prima di tutto volte a creare posti di lavoro in un contesto in cui la disoccupazione giovanile tocca ormai il 22 per cento. E’ questo ciò per cui, in fondo, è scoppiata la rivoluzione dei Gelsomini e, di seguito ad essa, tutte le altre rivoluzioni arabe. In un mondo arabo in cui nel 2020, solo per mantenere gli attuali livelli di disoccupazione, occorrerebbe creare 50 milioni di nuovi posti di lavoro...

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