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LIBIA/ E ora l’Italia può usare Gheddafi per "salvare" Berlusconi

Pubblicazione:lunedì 3 ottobre 2011 - Ultimo aggiornamento:lunedì 3 ottobre 2011, 10.07

Il ministro degli Esteri Franco Frattini e il presidente del Cnt Mahmoud Jibril (Ansa) Il ministro degli Esteri Franco Frattini e il presidente del Cnt Mahmoud Jibril (Ansa)

Ad ogni modo adesso è importante guardare avanti, e in tale prospettiva salvare il salvabile è importante ma non basta. Occorre comunque prendere le mosse al meglio dallo sconquasso avvenuto per reimpostare i rapporti con la Libia in modo da rafforzarli nel quadro di un grande progetto di sviluppo condiviso. Se ben aiutata la Libia può diventare insieme all’Algeria il motore finanziario di un nuovo Nordafrica manifatturiero impegnato a produrre beni di consumo a prezzi sostenibili per i mercati dell’Africa sub-sahariana, il cui tenore di vita, pur basso, è comunque da anni in via di miglioramento, e sta comunque sentendo relativamente poco gli effetti della crisi economica internazionale in atto.

Dalla vendita del suo gas e del suo petrolio sui mercati internazionali la Libia ha ricavato enormi risorse finanziarie, per investire attivamente le quali ha però bisogno di partners che siano economie avanzate e di grandi dimensioni. È evidente che, per i motivi e storici e geografici e strutturali più sopra ricordati, il nostro Paese è il candidato naturale a questo ruolo. Si può buttare via questa storica occasione, tanto più importante tenuto conto della grave crisi economica internazionale in atto? Ci pare di no. In questa prospettiva, per evitare che un’instabilità prolungata comprometta sine die le potenzialità della Libia, è importante che il nostro governo si impegni a fare comunque adesso ciò che avrebbe dovuto fare all’inizio della rivolta contro Gheddafi: adoperarsi per trovare un’“uscita di sicurezza” concordata al Colonnello, tale da garantire a lui e ai suoi un pacifico esilio da qualche parte; e a mettere con certezza la tribù cui appartiene al riparo da vendette e discriminazioni. Altrimenti la Libia precipiterebbe comunque in una fase di instabilità prolungata che sarebbe nefasta per tutte le parti in causa, Italia compresa.

 

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