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Esteri

SIRIA/ Eid: ora i cristiani lascino Assad e seguano il Papa

Muammar Gheddafi e Bashar AssadMuammar Gheddafi e Bashar Assad

Le rispondo con un aneddoto. Pochi giorni fa mi sono incontrato con un capo di Hezbollah, il partito libanese vicino al regime siriano. Questo leader, che in teoria doveva difendere Assad, in realtà mi ha detto in tono ironico: “Se Assad non accetta di fare le riforme, prima o poi crollerà. E lui sarebbe disponibile a farle, purché l’Occidente gli prometta che resterà al potere per altri 6mila anni”. “Intendi dire per altri sei anni?”, lo ho interrotto io. “No no, hai capito bene”, mi ha risposto.

 

Qual è la posizione dei cristiani siriani nei confronti delle rivolte contro Assad?

 

Per me, cristiano libanese, questo è un punto dolente. La posizione della gerarchia ecclesiastica è completamente allineata a quella del regime. I cristiani temono l’alternativa islamista a un regime che tutto sommato si considera laico. Partendo dall’esperienza irakena, la Chiesa siriana ritiene che il crollo del regime basato sulla minoranza alawita aprirà le porte a un nuovo regime, necessariamente sunnita. Ma prende in considerazione soltanto una delle possibili ipotesi. Il regime di Assad del resto ha cercato di mantenere il potere grazie a un’alleanza tra minoranze, inclusa quella cristiana, contro la maggioranza sunnita.

 

Lei come valuta questa politica?

 

Ritengo che non sia stata lungimirante. Il ruolo del cristiano deve essere infatti quello di rappresentare un elemento di coesione tra le diverse componenti della società. E non invece di schierarsi con una minoranza contro i diritti della maggioranza. Tra i cristiani siriani del resto le posizioni sono molto diversificate: c’è chi non vuole rischiare di prendere posizione contro Assad, ma in molti si sono stancati delle sue promesse. Non a caso nel Consiglio costitutivo dell’opposizione siriana, una sorta di Consiglio nazionale transitorio, sono presenti numerosi cristiani.

 

Che cosa dovrebbe fare quindi la Chiesa siriana?