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Esteri

PAKISTAN/ Bhatti: la mia difficile battaglia contro il fondamentalismo islamico

Sostenitori di Qadri, l'assassino di Salman TaseerSostenitori di Qadri, l'assassino di Salman Taseer

E’ possibile perdonare una persona che si ha di fronte a sé, ma io ancora non ho visto né ho scoperto chi ha deciso che mio fratello doveva morire. La giustizia non ha ancora detto l’ultima parola su questa vicenda. Sono state condotte delle indagini, ma non si è ancora arrivati a individuare un responsabile.

 

Non è proprio dal perdono che può venire la pace tra cristiani e musulmani?

 

Io non credo nella vendetta, credo nel perdono. Ma fino a quando non si giunge a una pena per chi gioca con la morte delle persone, i fondamentalisti saranno sempre più sfrontati nel compiere i loro attentati perché nessuno avrà il coraggio di opporsi loro. Mentre il ruolo positivo di una sentenza del tribunale, è incoraggiare le persone a pensare a quello che fanno. Altrimenti si convinceranno che tutto sia permesso.

 

Ma allora, a partire da cosa cristiani e musulmani possono smettere di odiarsi?

 

Il dialogo interreligioso è uno degli strumenti più potenti. Inoltre occorre favorire l’Islam moderato, perché la religione musulmana non promuove la violenza, non insegna a uccidere, e quindi noi dobbiamo sostenere questo modo di intendere l’Islam e di trasmetterne il messaggio, che è totalmente contrario all’ideologia omicida.

 

Asia Bibi ha presentato appello contro la sua condanna. A che punto è il processo di secondo grado?

 

Deve essere ancora decisa la data in cui inizierà. Il giudice ha un anno di tempo per individuare una data, ma io sono certo che quando il Tribunale avrà prove adeguate e sufficienti darà inizio al processo d’appello. Oggi la magistratura in Pakistan è valida e in buona fede, ed è uno dei settori della società più vicini all’Islam moderato.

 

(Pietro Vernizzi)

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