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IL CASO/ In Kazakistan lo Stato musulmano "libera" i cattolici...

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Il presidente del Kazakistan,  Nursultan Nazarbaiev (Ansa)  Il presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbaiev (Ansa)

Sì, i missionari che dovranno adesso entrare in Kazakistan dovranno sottoporsi a una procedura burocratica molto lunga, che potrebbe richiedere anche due o tre mesi prima dell'accettazione del loro visto.

E della registrazione di ogni gruppo religioso cosa dice?

Esisteva già un numero minimo di persone per il riconoscimento di un gruppo religioso. Fino a oggi bastavano dieci persone per chiedere di essere riconosciuti ufficialmente. Secondo la nuova legge, per essere riconosciuti come gruppo religioso cittadino adesso bisognerà essere almeno in cinquanta, mentre a livello di regione bisognerà essere almeno in 500.

Questo vuol dire che anche una parrocchia dovrà essere riconosciuta ufficialmente e dovrà avere un numero minimo di appartenenti?

In realtà no, perché la Chiesa cattolica ha uno concordato speciale con il governo in cui è contenuta una clausola dell'accordo internazionale sul riconoscimento delle attività della Chiesa cattolica. Dunque una parrocchia non dovrà registrarsi. E' un problema questo che riguarderà le piccole comunità cristiane indipendenti, gli evangelici e i protestanti in genere che non hanno una autorità unica, ma che sono indipendenti l'una dall'altra.

Come sono attualmente i rapporti con la Chiesa cattolica in Kazakistan?

Sono buoni, dipende poi dalle regioni. Al nord e al centro questi rapporti sono buoni, lo Stato si è sempre dimostrato disponibile a lavorare con i cattolici e c'è la disponibilità della gente di appartenenza islamica a mantenere buoni rapporti. L'importante è che il cattolico sia sempre più sveglio, viva la sua appartenenza e testimoni la sua fede. Il fatto che ci sia un buon rapporto sostanziale è dimostrato anche dal fatto che la legge religiosa prevede la possibilità di formare scuole spirituali, cioè il diritto di ogni religione ad  avere la propria scuola.



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