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PUTIN/ Il consigliere ammette: il ritrovamento delle anfore è un falso (Video)

Un consigliere di Putin ha ammesso che il ritrovamento delle anfore del IV secolo A.C. è stato frutto di una manipolazione da parte di qualcuno che voleva compiacere il premier.

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Lo Zar delle Russie, da un po’ di anni a questa parte, le sta tentando tutte per dare un’immagine di sé alternativa al grigio funzionario del Kgb che è stato prima di assurgere allo scranno più alto del Cremlino. E da anni si cimenta in prove finalizzate a imprimere nell’immaginario collettivo una fotografia di sé epica. A volte, il gioco riesce, altre volte un po’ meno. E’ il caso delle anfore antiche. E’ il 10 agosto e Vladimir Putin, mentre nuota tra le profondità del Mar d'Azov, si imbatte casualmente in due anfore. Datate IV secolo A.C. Una scoperta eccezionale, dal valore artistico e storico incommensurabile. Chi, se non lui, poteva compiere l’impresa. Tanto più che solamente al suo sguardo attento poteva non sfuggire quello che invece era sfuggito per anni a migliaia di turisti distratti. I reperti, infatti, erano comodamente adagiati su uno scoglio in bella vista a due metri di profondità. Perfettamente puliti e levigati. Un caso? Difficile crederlo. Difficile, soprattutto, da farlo credere. Lo capisce anche lo stesso staff del premier russo, che a breve tornerà ad essere presidente. E così, l’altro ieri Dmitri Peskov, collaboratore di Putin, decide che è giunto il momento di farla finita con tutte le voci del web che parlano di bluff. Nel corso di una trasmissione in onda su una piccola tv di opposizione, pressato dalle domande di chi gli faceva presente che esistono foto, online, inviate da turisti e scattate molto tempo addietro che ritraggono il medesimo scoglio e il medesimo mare. Ma di anfore, non vi è l’ombra. Peskov, a quel punto, ha liquidato la faccenda ammettendo che probabilmente si è trattato di un qualche archeologo che per fare cosa gradita a Putin ha collocato in quel punto le anfore. «In ogni caso io non c'ero, ero in ferie». Chissà se, prima o poi, arriverà la smentita delle altre temerarie imprese? Quando, per esempio, nel 2008, mentre si trovava nei boschi della Siberia, “salvò” una troupe del tg di Rossija da una feroce tigre dell’Amur. Mentre queste stava per assalire gli inviati, Putin, senza esitare un solo momento, imbracciò il fucile e sparò al felino centrandolo in pieno con un proiettile carico di sonnifero. Ovviamente, le telecamere riuscirono anche allora a immortalare l’impresa.