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PALESTINA/ Herzog (Haaretz): così l'Unesco fa saltare il processo di pace

Pubblicazione:martedì 1 novembre 2011

Gerusalemme (Ansa) Gerusalemme (Ansa)

Da ieri l’Autorità palestinese non è più solo «osservatore» ma membro a pieno titolo dell’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Con 107 voti a favore, 14 contrari e 52 astenuti l’organismo dell’Onu ha accolto le istanze dei palestinesi, che dopo reiterati tentativi son riusciti ad entrare nell’Organizzazione. L’esito del voto, accolto come una «tragedia» in Israele, ha scatenato l’ira degli Usa, che hanno dichiarato di voler togliere i fondi all’Unesco. Dal canto loro, con questo risultato i palestinesi ottengono due obiettivi: innanzitutto trovarsi nelle migliori condizioni, in qualità di membro effettivo di un’Agenzia delle Nazioni Unite, per aumentare la pressione sul Consiglio di sicurezza e sull’Assemblea generale dell’Onu in favore della causa palestinese. Ma non solo. Esiste ora la possibilità per l’Anp di far includere nel patrimonio di interesse mondiale siti archeologici situati nelle zone più calde del confronto arabo-israeliano. E di evidente importanza strategica. E ora? «Penso che da oggi le probabilità di un buon esito del processo di pace siano sfortunatamente inferiori a quanto lo erano in passato» dice a Ilsussidiario.net Michael Herzog, giornalista di Haaretz.

Michael Herzog, come è stata accolta la notizia in Israele?

Con grande tristezza. Israele si è opposta e ha votato contro l’accettazione, sebbene non sia contraria all’idea di uno Stato palestinese. Israele, attuale governo compreso, in linea di principio lo ammette, ma esso dev’essere l’esito di un processo di negoziati. In ogni caso resta il fatto che i palestinesi non hanno atteso il pronunciamento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu o dell’Assemblea generale, ma hanno inteso anticiparlo attraverso l’Unesco.

Questo cosa comporta?

Alcune importanti iniziative pratiche, di importanza strategica. Per esempio, i palestinesi hanno già dichiarato la volontà di far riconoscere come patrimonio dell’Unesco certi siti della West Bank. Questo pone un problema, se pensiamo a cosa può significare per la città di Gerusalemme. E’ un atto che aggiunge un grave fardello alle relazioni israelo-palestinesi.

E rispetto ai negoziati del processo di pace?

Da un punto di vista di Israele, allontana la prospettiva della pace perché attesta che i palestinesi non confidano nei negoziati e preferiscono andare alle Nazioni Unite e ottenere quello che possono in quella sede. Così la mossa dei palestinesi è stata interpretata dal governo di Israele. Penso che da oggi le probabilità di un buon esito del processo di pace siano sfortunatamente inferiori a quanto lo erano in passato.

Ora Israele che cosa intende fare?


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COMMENTI
01/11/2011 - Finanziamenti USA (Alberto Consorteria)

Se c'è una volontà di riconoscere lo Stato, come dice il giornalista, che problema c'è? Si dice: "riconoscimento attraverso i negoziati", ma in 60 anni di negoziatio Israele ha saputo solo costruire un muro e fare insediamenti illegali: di cosa stiamo parlando? Perché fidarci di negoziati israeliani e americani che non hanno saputo concludere un bel niente nella zona? Il taglio del Governo USA ai finanziamenti dell'UNESCO non è stato deciso come ripicca contro l'ammissione della Palestina, ma deriva da una legge contro il terrorismo del 1990 e del 1994, ai tempi dell'OLP bombarolo, che non è mai stata modificata da allora.