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IL CASO/ E ora seguiamo la Merkel contro l’Europa dei trattati (e dei burocrati)

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Benché l’Unione sia una realtà compiuta soprattutto da un punto di vista economico, è molto significativo ad esempio che sui giornali e telegiornali si continuino a fare confronti tra singoli Paesi europei e la Cina. In realtà non ha senso alcuno dire che l’economia cinese è maggiore di quella di un singolo membro dell’Unione come la Germania. Il raffronto va fatto con l’Unione europea nel suo insieme, e a questo punto gli Stati Uniti vengono per secondi e la Cina per terza a grande distanza. Però è sintomatico che comunemente un tale raffronto non si faccia, il che accade perché evidentemente non ci si identifica con l’Unione nemmeno in quanto a spazio economico. E men che meno in quanto a spazio politico e ad ambito simbolico.

Così come oggi è l’Europa, o più precisamente l’Unione europea, non serve e non ci serve. Siccome però è vero che non possiamo più farne a meno, occorre a mio avviso impegnarsi a rifondarla con un processo che tuttavia parta non dalla coda bensì dalla testa: ovvero dall’affermazione senza sterili censure dei suoi fondamenti, e dalla riorganizzazione in forma democratica (ovvero ben diversa dall’attuale) delle sue istituzioni di governo, per arrivare infine alla sua politica monetaria. In questa prospettiva il Parlamento europeo – l’unica ad essere eletta democraticamente fra tutte le istituzioni dell’Unione, e l’unica che rappresenta il popolo e non gli Stati – avrebbe tutti i titoli per diventare innanzitutto un luogo di dibattito politico e un’assemblea costituente de facto, ma non sembra che lo faccia. Non so se per mancanza di forza o per mancanza di coraggio, ovvero sia per una cosa che per l’altra.

Oggi come oggi l’Ue è il principale focolaio di tendenze neo-autoritarie tecnocratiche del nostro Continente. E’ vero che non è soltanto questo, ma è questo in buona misura. Una burocrazia anonima – che sfugge a qualsiasi effettivo governo politico grazie alla diarchia tra Commissione e Consiglio, organi peraltro entrambi non legittimati da una specifica elezione democratica – tende a soffocare l’economia e la società europee proprio in un momento nel quale più che mai avrebbero invece bisogno di prendere slancio. E lo può fare, anzi è incoraggiata a  farlo da un meccanismo perverso, che il trattato di Lisbona ha in effetti confermato, in forza del quale essa dispone – tra competenze esclusive, poteri di indirizzo e poteri di controllo indiretto connessi all’impiego dei fondi che eroga a Stati e a Regioni – di un arsenale di strumenti che le consentono di ingerirsi in ogni cosa calando sull’intero territorio dell’Unione una fitta maglia di soffocanti prescrizioni. Non solo, insomma, non rappresenta adeguatamente l’Europa sulla scena mondiale, ma anzi ne frena lo sviluppo. E’ una situazione che non si potrà sopportare impunemente ancora a lungo.

 

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