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IL CASO/ E ora seguiamo la Merkel contro l’Europa dei trattati (e dei burocrati)

Caduto il tabù sulle modifiche da apportare ai trattati dell’Unione europea, è necessario ora muoversi, avverte ROBI RONZA, contro la tecnocrazia che minaccia la volontà dei popoli

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Sostenere che i trattati dell’Unione europea si possono anche cambiare, come ha fatto di recente Angela Merkel, e che quindi sulle istituzioni europee si può anche discutere, era sin qui un tabù rigorosamente osservato dall’ordine costituito politico e giornalistico del nostro Paese (il che, rileviamo per inciso, la dice lunga sul clima apodittico e neo-autoritario che caratterizza, da noi ma non solo, tutto ciò che attiene all’“Europa”, ossia all’Unione europea). Bastava dire una parola contro l’Unione europea così come è oggi per venire accusati di essere “euroscettici”: un’ignominia senza scampo. Adesso però che l’ha detto Angela Merkel il tabù è caduto. E quelli che, come me, lo dicevano già in precedenza non possono che essere i primi a compiacersene.

Stiamo attenti a non cadere riguardo agli affari europei in una trappola simile a quella che Cavour tese con successo durante il Risorgimento, quando riuscì a far passare per retrogradi, per anti-risorgimentali o per utopisti tutti coloro che, a partire da Antonio Rosmini e da Carlo Cattaneo, volevano un’Italia diversa da quella rigorosamente sabauda alla quale mirava lui. E’ chiaro che le modifiche ai trattati cui ha pensato Angela Merkel riguardano specificamente la moneta e il debito pubblico degli Stati membri, e mirano in sostanza a dare peso anche formale al ruolo della Germania nell’Unione, trasformando la sua attuale egemonia in uno stabile predominio: un obiettivo che molti Stati membri, e l’Italia fra questi, non possono di certo condividere. Importa però qui il fatto in sé dell’apertura del dibattito politico sui trattati europei: un varco che non va affatto chiuso, ma anzi tenuto ben aperto e allargato.

Considerata nel suo insieme l’Unione europea è la prima economia del mondo, e con i suoi quasi 500 milioni di abitanti è terza per popolazione nel mondo dopo la Cina e l’India. Estendendosi dalla Svezia a Cipro fra il Circolo polare artico e le acque del Mediterraneo antistanti il Vicino Oriente, e dal Portogallo alla Romania fra l’Oceano atlantico e il Mar Nero, è poi uno spazio-geopolitico di grandissimo interesse. L’euro, la moneta comune di una buona parte dei suoi membri,  pur con tutti i suoi limiti e pur con tutto quello che ci è costato, è giunto rapidamente ad affiancare il dollaro americano nel ruolo di moneta di riferimento dell’economia mondiale. Stando così le cose è ovvio che si tratta di una scelta da cui non conviene tornare indietro. Ciò detto occorre però domandarsi subito che cosa si deve fare, perché un così grande potenziale non soltanto resti in larga misura inutilizzato, ma anzi si attui talvolta in modo perverso, come bene si è visto in queste ultime settimane.