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SCENARI/ Waters: un poeta filosofo nuovo re di Irlanda

Pubblicazione:lunedì 14 novembre 2011

Il nuovo presidente irlandese Michael D Higgins (Foto Ansa) Il nuovo presidente irlandese Michael D Higgins (Foto Ansa)

È interessante notare, in un personaggio famoso per le sue capacità intellettuali, quanto nella sua personalità sia invece pura emozione, cosa che risalta soprattutto nei suoi discorsi pubblici. Quando parla a braccio su un tema che ha ben presente in testa, è come se creasse una specie di musica. È a suo modo una figura suggestiva che potrebbe riservare delle sorprese nei prossimi anni.

I possibili dubbi vengono dalla sclerosi del pensiero che lo circonda, in particolare dei suoi sostenitori, e lo si è visto spesso evasivo o di parte sulle materie che non sono specifiche dell’agenda progressista. Forse vent’anni fa Michael D rappresentava le speranze dei giovani irlandesi in un futuro di passione, intelligenza e progresso, ma nel corso degli anni è sembrato che anch’egli si sia arreso a una concezione di progressismo sempre meno rilevante per la reale vita irlandese.

Se 25 o 30 anni fa mi fossi svegliato una mattina con la notizia che Michael D Higgins era stato appena eletto presidente, avrei pensato che fosse finalmente arrivata la rivoluzione a lungo desiderata e, nella vita pubblica, niente mi avrebbe altrettanto riempito di gioia e di aspettative come la sua elezione.
Oggi, non sono più così sicuro. Michael D si è scagliato a lungo contro il “conservatorismo” della vita irlandese, ma oggi essere “conservatore” non significa più essere cattolico, “di destra”, tradizionalista o conformista, semmai l’opposto. Essere un “conservatore” oggi significa gloriarsi della sconfitta delle sensibilità che erano nel cuore dell’Irlanda in cui siamo cresciuti, e chiedere che siano mantenute tutte le conquiste delle rivoluzioni degli ultimi trent’anni, senza tener in alcun conto le loro conseguenze nella vita reale. A rischio di discriminazione non sono più le donne o gli omosessuali, ma gli eterosessuali bianchi di classe media, l’unica categoria non protetta dalle nuove elargizioni di “correttezza politica” con le quali oggi vengono decise giustizia e onestà.

Non ho dubbio alcuno sulla capacità e il coraggio di Michael D di riconoscere l’ingiustizia ovunque si trovi, ma nei suoi discorsi durante e dopo la campagna elettorale, pur nell’abituale capacità retorica, mi sembra che manchi qualcosa: la capacità di tradurre in un linguaggio adatto alla situazione odierna quei desideri fondamentali di giustizia e verità che hanno caratterizzato fin dall’inizio la vita pubblica di Michael D.


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