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Esteri

SIRIA/ Tutte le mosse della Turchia e dei "fratelli" arabi per far saltare Assad

Buhran Ghalioun, alla guida del Cns (immagine d'archivio)Buhran Ghalioun, alla guida del Cns (immagine d'archivio)

La domanda che tutti, però, si ponevano era: chi può prendere il potere se Bashar va via? Il regime, al suo interno era (ed è) sostenuto dagli alawiti, la setta sciita da cui il clan Assad proviene, e dai cristiani, protetti storicamente fin dai tempi di Hafez al Assad, padre dell’attuale presidente. Lo spauracchio dei Fratelli Musulmani, contro cui il regime di Damasco aveva sempre combattuto duramente rallentava intanto i bollori del blocco occidentale (Europa, America) e di Israele nel fare troppa pressione su Assad. La verità è che tolto il leone di Damasco, non si aveva la benché minima idea su chi potesse prendere il suo posto. La gente in Siria continuava nel frattempo a manifestare e il regime a reprimere. Ma per il mondo forse era troppo presto per rimuovere Bashar. 

A settembre il quadro generale proveniente dal paese ha cominciato a modificarsi leggermente. La realtà della rivoluzione pacifica e non armata contro il regime di Damasco si è trasformata in una vera e propria guerra civile. Si è saputo – seppur con discrezione – che l’opposizione le armi le ha davvero e le usa (Bashar non ci ha mentito proprio su tutto allora) e che molte centinaia di persone a Damasco e Aleppo sfilano nella capitale in favore del regime. Così come di fronte all’espulsione della Siria dalla Lega Araba domenica scorsa i sostenitori del regime hanno assaltato le ambasciate dei governi ostili esprimendo il loro sostegno al potere di Assad. Che ci piaccia o no.

Se guardiamo all’interno della Siria, dunque, ci sono almeno due problemi da porci a questo punto: il primo riguarda la dimensione del supporto nei confronti di Bashar, che non abbiamo voluto o saputo misurare e che, tuttavia, crea una crisi di legittimità dell’opposizione speculare a quella – esistente – di legittimità del regime. 

Il secondo concerne, invece, le armi in mano all’opposizione: difficile che esse provengano solo dagli ancora troppo pochi soldati disertori. Da dove giungono, dunque, queste armi? 

Ritorniamo alle dinamiche esterne di sostegno e opposizione alla Siria: proprio nel momento in cui il regime ha cominciato ad apparirci molto più forte di quanto pensassimo, troviamo con sorpresa un quadro internazionale insofferente alla presenza di Assad e un quadro regionale che dalla Turchia ai “fratelli” arabi ormai ha deciso di far saltare il regime. Perché proprio adesso, dopo 8 mesi di repressione, gli attori regionali hanno deciso di mettere Assad alle strette?

Dietro questa conformazione nuova e inattesa sembra che ci sia un disegno preciso di transizione in cui i paesi esterni si sentono ormai pronti a tollerare il potenziale effetto destabilizzante della caduta del regime siriano. Per comprendere questo specifico passaggio, quello che solo ci può far recuperare la lettera mancante del rebus siriano, dobbiamo ritornare al 2 ottobre 2011 a Istanbul in cui Buhran Ghalioun, un oppositore del regime, esiliato da anni a Parigi, ha annunciato la formazione del Consiglio Nazionale Siriano.