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SIRIA/ Tutte le mosse della Turchia e dei "fratelli" arabi per far saltare Assad

Buhran Ghalioun, alla guida del Cns (immagine d'archivio) Buhran Ghalioun, alla guida del Cns (immagine d'archivio)

Si è già discusso molto e si può discutere quanto si vuole della debolezza e artificialità di questa forza politica, che raccoglie tutte le componenti di opposizione dalle più laiche alle più tradizionalmente religiose. Eppure è proprio Buhran Ghalioun che nelle ultime settimane entra ed esce dal palazzo della Lega Araba al Cairo. 

Ghalioun è forte del consenso della Turchia, trasformatasi ormai da fedele alleata a principale nemica di Damasco. Ankara promette ora sostegno finanziario e politico al nuovo organo designato per condurre la transizione; l’ambiziosa potenza anatolica ha scommesso il tutto per tutto sul Cns e non è disposta – oltre ad essere impossibilitata – a tornare indietro. Anche dopo il sospetto che dietro il risveglio dell’opposizione armata kurda ci sia in realtà proprio la mano vendicativa di Damasco. Ma è anche altamente probabile, d’altra parte, che proprio dal confine settentrionale turco provengano le armi che gli oppositori siriani imbracciano. 

La Turchia sembra aver con la sua politica spinto i vicini arabi ad allinearsi sulle sue posizioni. Il regime di Assad, che comunque la legittimità per governare sul suo popolo l’ha persa quando ha aperto il primo fucile contro i civili, prima o poi cadrà. Le tempistiche sono difficili da prevedere, ma è noto che Damasco ha ormai le casse vuote e nessun amico, a parte il Libano e (forse) Iraq e Iran. Non certo potenze in grado di ribaltare la conformazione dell’opposizione regionale.

Se Assad cadesse presto, tuttavia, il Cns potrebbe incontrare molte più difficoltà ad affermarsi legittimamente in patria di quanto non venga riconosciuto – pragmaticamente – dagli attori esterni. Lasciando forse un vuoto di potere che dovrà essere prima di tutto il popolo siriano, dal suo interno, a colmare. Scegliendosi i governanti politici che vuole e non quelli creati ad arte dall’esterno. E questo, in una realtà frammentata come la Siria, non sarà per nulla facile. 

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