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J'ACCUSE/ Waters: a chi farà male questo schiaffo dell'Irlanda al Vaticano?

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Un manifestante "anti-papista" (Foto: ANSA)  Un manifestante "anti-papista" (Foto: ANSA)

Enda Kenny e il suo governo hanno dimostrato di non rendersi minimamente conto del processo distruttivo cui hanno dato inizio. Allo stesso modo, la corrente di pensiero che sta invadendo la società irlandese non sembra essere cosciente di ciò che si rischia di perdere per il suo costante  tentativo di eliminare il cattolicesimo dalla nostra cultura. Forse, in parte ciò deriva dal fatto che la maggioranza di chi scrive o commenta sulla religione è composta da non credenti. O, forse, ha a che fare con la riduzione della ragione in Irlanda, come altrove, a quel positivismo che il Papa ha recentemente criticato nel suo discorso al Bundestag. 
In ogni caso, quella che potrebbe essere definita la mentalità corrente nella società irlandese, indotta dai media e da sentimenti popolari, sembra ritenere che ciò che sta succedendo possa avere conseguenze solo per “la Chiesa”. Secondo questa discutibile analisi, la distruzione del cattolicesimo irlandese è una  opportuna  “vendetta” su un cattolicesimo oppressivo e, nel peggiore dei casi, può avere solo risultati neutri, ma più probabilmente effetti benefici per la società. Questi presunti “benefici” sono poco delineati e descritti, ma sarebbero collegati soprattutto a una sensazione di libertà: la rimozione del “giogo” della morale cattolica e l’entrata in una nuova “maturità” e “apertura” che ci renderanno più liberi, meno inibiti e, quindi, più felici.
Applicando anche solo un’intelligenza elementare, si capisce quanto tutto questo sia illusorio. La natura e la struttura della società irlandese dipendono dall’eredità cattolica per molte delle sue risorse e delle sue posizioni più vitali. Anche lasciando da parte l’elemento della fede, nella società irlandese il cattolicesimo ha rappresentato la fonte della maggior parte dei suoi valori e delle sue concezioni di fondo e può essere abbandonato senza danni solo se questa complessa struttura di elementi tra loro connessi viene protetta o, se smantellata, viene sostituita da qualcosa d’altro che possa funzionare altrettanto bene. 
È però preoccupante che coloro che chiedono la rimozione del cattolicesimo diano per scontato che nella cultura irlandese tutto continuerà come adesso, sulla scia del loro anticipato “successo”, avendo posto sotto il loro laico controllo tutti i benefici che tuttora da questa eredità provengono. Non sembra che sia loro venuto in mente che molti dei fattori della cultura pubblica irlandese, compresi etica, moralità, speranza, significato, ma di certo non solo questi, non potranno sopravvivere senza il sostegno dei loro fondamenti cristiani e cattolici. 



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COMMENTI
17/11/2011 - storia e fede (Antonio Servadio)

Articolo di tono spiccatamente drammatico. Comprensibile la lettura "filosofica" e storica dei fatti, specialmente perché scrutati con gli occhi "nazionali" dell'autore. Sebbene la fede (e la corrispondente religione) non dipende dai rapporti tra stati e dalle relative ambasciate. Guardiamo il lato-B: probabilmente questi orientamenti governativi incentiveranno la scrematura dei fedeli "di comodo" e "di facciata" dalla Chiesa d' Irlanda (che sospetto siano molti). Una Chiesa che, perdendo molto o qualcosa, potrà divenire più autentica e più luminosa.