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J'ACCUSE/ Waters: a chi farà male questo schiaffo dell'Irlanda al Vaticano?

L'Irlanda ha deciso di chiudere l'ambasciata presso il Vaticano in segno di protesta per gli abusi di minori da parte di alcuni preti irlandesi. Il commento di JOHN WATERS

Un manifestante Un manifestante "anti-papista" (Foto: ANSA)

La recente chiusura dell’Ambasciata irlandese presso il Vaticano è stata fatta passare dal governo irlandese come una decisione dettata da questioni finanziarie. Perfino critici inveterati della Chiesa cattolica hanno commentato negativamente questa decisione per la sua miopia, senza peraltro rinunciare a dichiararsi soddisfatti per i cambiamenti nella società che hanno portato ad essa. Tutti sanno, infatti, che si è in realtà voluto mandare un ulteriore segnale di disapprovazione al Vaticano nell’ambito dello scontro causato dal rapporto, commissionato dal governo, sugli abusi di minori da parte di alcuni preti e dal recente discorso in cui il Primo Ministro irlandese ha attaccato pesantemente il Vaticano. (In questo discorso, il premier ha anche criticato ingiustamente Benedetto XVI, travisando fortemente la posizione del Papa sul rapporto tra religione e società).
Vi è un generale consenso sul fatto che la chiusura dell’Ambasciata non danneggerà tanto il Vaticano quanto l’Irlanda, allontanandola da una fonte importante di informazione e di sostegno diplomatico su scala globale. Tuttavia, sui media e nella società vi sono ancora molti che accolgono con favore il nuovo atteggiamento politico che questa decisione porta con sè. Il premier, Enda Kenny, si dichiara un cattolico praticante, ma non disdegna gesti populisti, né è un segreto che molti dei suoi ministri, più d’uno nel Labour Party, sono atei, in alcuni casi militanti, che vogliono eliminare nella vita e nella cultura irlandese il ruolo centrale del cattolicesimo. Uno di questi è il vice primo ministro Eamon Gilmore, al quale è toccato annunciare, come responsabile degli affari esteri, la chiusura dell’ambasciata, compito che ha eseguito con compiacimento eccessivo, se non addirittura esplicito piacere. Alcuni suoi compagni di governo si sono trattenuti ancor meno e hanno definito la chiusura dell’ambasciata l’inizio di una nuova era nella vita pubblica irlandese.   
La decisone della chiusura è stata vista da molti cattolici irlandesi (ancora decisamente la maggioranza della popolazione, almeno numericamente) come un’ulteriore prova che oggi l’Irlanda è  governata dall’amministrazione più fanaticamente antireligiosa della sua storia. Dopo il discorso di luglio del Primo Ministro, e le distorte citazioni del Papa a sostegno della denuncia di presunti tentativi del Vaticano di impedire le inchieste sugli abusi sessuali, gli eventi successivi  sono considerati la prova che Enda Kenny e i suoi ministri sono decisi a ricorrere alle più basse forme di populismo pur di avere il favore dei media in un momento in cui hanno ben poche altre occasioni per poterlo ottenere.


COMMENTI
17/11/2011 - storia e fede (Antonio Servadio)

Articolo di tono spiccatamente drammatico. Comprensibile la lettura "filosofica" e storica dei fatti, specialmente perché scrutati con gli occhi "nazionali" dell'autore. Sebbene la fede (e la corrispondente religione) non dipende dai rapporti tra stati e dalle relative ambasciate. Guardiamo il lato-B: probabilmente questi orientamenti governativi incentiveranno la scrematura dei fedeli "di comodo" e "di facciata" dalla Chiesa d' Irlanda (che sospetto siano molti). Una Chiesa che, perdendo molto o qualcosa, potrà divenire più autentica e più luminosa.