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ELEZIONI SPAGNA/ Dieci ragioni ("di sinistra") per archiviare l'era Zapatero

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José Luis Rodriguez Zapatero (Foto Ansa)  José Luis Rodriguez Zapatero (Foto Ansa)

La politica è importante. Non è tutto, non cambia il mondo, ma è importante. Per questo, le elezioni politiche che si terranno in Spagna domenica prossima sono un’opportunità di cambiamento. Quel che è successo negli ultimi sette anni e mezzo in questo Paese è un buon esempio degli effetti che ha la cattiva politica: il potere ha incoraggiato una tensione e una polarizzazione sociale che non esisteva prima; non sono state fatte riforme economiche in tempo e la crisi si è seriamente aggravata; l’invenzione di nuovi diritti ha contribuito allo sviluppo di una cultura del vuoto, in cui l’uomo diventa un esperimento di se stesso; l’aumento dello statalismo ha tolto valore alla società civile e alla responsabilità personale.

La Spagna, di fatto, si trova in una situazione eccezionale. Ciò che verrà fatto nei prossimi mesi può essere decisivo per avere una svolta e può avere conseguenze sul futuro dell’euro. Per questo, nonostante il Partito popolare abbia limiti evidenti e una certa tendenza a non valorizzare quello che viene dal basso, gli elettori che non sono di destra hanno almeno dieci ragioni per votarlo.

Le maggioranze assolute non sono un bene, ma in questo caso è necessario un governo con ampio sostegno che possa mettere in campo con forza le riforme necessarie, così da mandare un chiaro messaggio ai mercati. L’Unione europea ha già previsto che non ci sarà la riduzione del deficit pubblico nel 2011, né nel 2012 e nemmeno nel 2013. L’anno prossimo, l’economia sarà stagnante e la disoccupazione rimarrà sopra il 20%. Solo un esecutivo con un ampio sostegno può generare una certa fiducia e far fronte alle prevedibili reazioni di protesta che ci saranno quando arriveranno le necessarie misure (prima ragione).

Non conviene punire i socialisti votando i partiti minori. I sondaggi segnalano la crescita dell’Upd (Unione progresso e democrazia) fino a tre seggi. Si tratta di una formazione che ha ereditato molti vecchi tic dei socialisti e che non gradisce la dimensione pubblica della libertà religiosa. L’unità della Spagna è un valore, ma non l’unico (seconda ragione).

In Catalogna un voto per il Ciu (Convergenza e Unione), uno dei gruppi che più comprende il significato della sussidiarietà, è ragionevole. Ma votare per i Popolari, che possono diventare la seconda forza di questa Comunità autonoma, è un buon contrappeso per moderare il Governo locale e per “invitare” il nazionalismo catalano a recuperare lo spirito di “collaborazione” con il destino di “tutto l’insieme dello Stato” (terza ragione).

Ci vuole una svolta perché il nuovo governo sostenga la famiglia e la vita. I Popolari non hanno fatto di questi temi una bandiera, ma votarli è più utile che scegliere partiti che non riusciranno a ottenere un seggio in Parlamento. Dopo la vittoria dei Popolari, la società civile dovrà fare un grande lavoro per chiedere al Governo di fare una scommessa decisa su questo terreno (quarta ragione).


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