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REFERENDUM GRECIA/ Giannakou: la roulette russa di un premier sull’orlo del suicidio

Scontri ad Atene Scontri ad Atene

Il punto è che Papandreu non ha la legittimazione popolare per indire il referendum, perché il programma che lo ha portato a essere eletto non comprendeva nessuna delle misure incluse nel piano di salvataggio. Ma l’unico modo per stabilire che cosa pensi effettivamente la maggioranza dei greci è quello di indire delle elezioni generali, e non un referendum di questo tipo. Che, non dimentichiamolo, non si terrebbe prima del gennaio 2012, e quindi comporterebbe tre mesi di profonda incertezza.

 

Ma il suo partito in passato non si è dichiarato contrario al piano di salvataggio della Grecia?

 

No, Nea Dimokratia ha espresso delle differenze di vedute sui singoli aspetti dell’accordo sottoscritto da Papandreu con i leader dell’Unione europea. Ma nel complesso non riteniamo che si trattasse di un cattivo accordo. E comunque, è pazzesco sottoscrivere un accordo e poi chiedere agli elettori di esprimersi su di esso.

 

Quindi il premier greco che cosa spera di ottenere con questa “acrobazia”?

 

Papandreu è convinto del fatto che il referendum sarà percepito dagli elettori come se si chiedesse loro se intendono o meno restare nell’Unione europea. E sa bene che un’elevata percentuale della popolazione greca si sente europeista. Ma nessuno conosce come risponderà una volta messa di fronte a un referendum. In Europa abbiamo già visto diverse consultazioni di questo tipo il cui esito è stato diverso dal previsto.

 

Ma se Papandreu si dimettesse, la situazione che si creerebbe non sarebbe ancora più pericolosa?

 

Papandreu non ha nessuna intenzione di dimettersi: è proprio per poter rimanere al potere che preferisce correre un grave rischio come il referendum. Anche se ovviamente lui spera che vincano i “sì” al piano di salvataggio. Quanto è solida la maggioranza di cui gode il premier greco? Antonis Samaras, segretario di Nea Dimokratia, ha chiesto al presidente della Repubblica, Karolos Papoulias, di aprire una crisi di governo. Ma anche diversi esponenti del Panhellenik Socialist Movement (PASOK), il partito di governo, hanno invitato Papandreu a lasciare, e dopo le dimissioni di un parlamentare socialista la maggioranza può contare su un margine di soli due deputati. Auspichiamo quindi la formazione di un governo di salvezza nazionale, per preparare le prossime elezioni.

 

Che cosa accadrebbe invece se la Grecia dovesse respingere il piano di salvataggio e uscire dall’euro?