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Esteri

PAKISTAN/ Vietato scrivere Gesù Cristo negli sms: è parola "offensiva"

Mandare un sms con le parole Gesù Cristo, in Pakistan, sarebbe offensivo. Compilata una lista di 1500 parole che è vietato usare via cellulare. Il commento del gironalista pachistano William

Immagine d'archivioImmagine d'archivio

“Gesù Cristo” nella lista delle parole offensive: è quanto si è cercato di far passare in Pakistan in quello che è solo l'ultimo tentativo di perseguire e limitare la libertà religiosa. Scrivere in un normale sms via cellulare quel nome, infatti, secondo un progetto dell'Autorità delle Telecomunicazioni pachistane, è una offesa, è una parolaccia. Non essendoci nel Paese una legislazione che proibisce e punisce l'uso di certe parole teoricamente offensive via cellulare, l'alternativa immaginata è quella di bloccare di ufficio l'uso di queste parole. Il progetto al momento, dopo le forti proteste seguite all'annuncio, sarebbe stato accantonato. Più della voce della Chiesa locale e delle organizazioni per i diritti umani, sembra aver influito la protesta delle compagnie telefoniche. L'idea era semplice, efficace e tremendamente persecutoria: la PTA (Pakistan Telecommunication Authority) aveva compilato una lista di 1500 parole giudicate “offensive” e che quindi sarebbe stato considerato reato usare. Non solo: dette parole, per fare prima, sarebbero state automaticamente censurate dai computer che organizzano il traffico via cellulari. Tra queste parole, anche il nome di Gesù Cristo. “Tutti gli sms che contengo una di queste 1500 parole” annuncia lo scorso 18 novembre un servizio della televisione pachistana, verranno bloccate”. Parole che in inglese ma anche nel linguaggio Urdu sono considerate oscene, come quelle che fanno riferimento ad attività sessuali e o parti anatomiche del corpo umano. E anche il nome di Gesù. IlSussidiario.net ha raggiunto telefonicamente il giornalista pachistano Xavier Patras William per sapere esattamente il contenuto della vicenda. “In realtà” ci dice William “la lista delle parole da proibire è stata preparata da alcuni gruppi islamici che l'hanno consegnata all'Autorità per le Telecomunicazioni. L'idea originaria è che queste parole venissero proibite su tutto Internet, cosa impossibile da fare ovviamente”. A questo punto cosa è successo? “E' successo che questi gruppi islamici si sono recati all'Alta Corte di Giustizia dicendo che questa censura venisse messa in atto quanto meno su Facebook e nei messaggi via cellulare. Saputo che l'Alta Corta era d'accordo a procedere in questo senso, hanno compilato la loro lista”. Nella quale che tipo di parole ci sono incluse? “Parolacce di uso comune, riferimenti sessuali, ma anche le parole Gesù Cristo”. Un tentativo di colpire la comunità cristiana? “Sì, un nuovo tentativo. La Chiesa ha immediatamente condannato questa cosa, così come molte organizzazioni per I diritti umani. E' stato preparato un appello contro le direttive dell'Alta Corte per fermare questa discriminazione religiosa”.