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LIBIA/ Il petrolio, la legge, i "40 ladroni": tutti i dilemmi del dopo-Gheddafi

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Ad aggravare la già delicata situazione potrebbero arrivare anche minacce esterne se, come accusa lo stesso Mahmoud Jibril, alcuni stati, primo tra tutti il Qatar, per potersi assicurare posizioni di potere nella nuova partita per il controllo del petrolio e del gas, continuano a fare affluire ingenti quantitativi di armi nel paese destinate ai gruppi islamici più radicali. Come se di armamenti ce ne fosse ancora bisogno, visto che da qualche parte, nello sconfinato territorio libico, potrebbero esserci le armi chimiche e batteriologiche nonché i missili terra-aria di Gheddafi. 

Le sfide che attendono il Cnt, dunque, sono enormi: disarmare definitivamente i gruppi combattenti; fornire una adeguata rappresentatività a tutte le fazioni di ribelli e, prima ancora, tentare una difficile riconciliazione fra queste e i gruppi di fedeli al passato regime; costruire praticamente da zero delle istituzioni unitarie che sappiano però tenere conto delle esigenze e delle rivendicazioni delle varie componenti regionali e tribali e, infine, garantire, finalmente, un’equa spartizione e redistribuzione dei proventi del petrolio. 

In altre parole, si dovrà partire da zero, cercando di costruire un vero Stato di diritto ma, prima ancora, sarà necessario costruire una nazione con uno spirito unitario, in assenza della quale, qualunque sforzo, per quanto apprezzabile, sarà inevitabilmente destinato a cadere nel vuoto. 

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