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EGITTO/ Habashy (scrittore): elezioni farsa, il futuro si decide in piazza Tahrir

Piazza Tahrir al Cairo Piazza Tahrir al Cairo

Il gioco è finalmente a carte scoperte. I ragazzi di piazza Tahrir vogliono che il governo dei militari finisca una volta per tutte, ma l’Esercito non intende rinunciare al potere. L’Esercito non accetterà mai che l’autorità finisca nelle mani dei civili, ma dall’altra parte i giovani sono disposti a morire. Ciascuno dei due vuole spezzare la volontà dell’altro, e fino a quando uno dei due non prevarrà le manifestazioni continueranno.

 

Come si deciderà il futuro dell’Egitto?

 

Di certo non con le elezioni, che sono soltanto una questione di facciata. Il futuro dell’Egitto si decide invece in piazza Tahrir, dove solo nell’ultima settimana sono morti 48 ragazzi, dove i giovani hanno visto cadere i loro fratelli e hanno capito che dopo tutto il sangue versato non possono più arrendersi o tornare nelle loro case. E l’Esercito, anche se dovesse affrontarli con tutta la forza a sua disposizione, non riuscirà a spaventarli né a spezzare la loro volontà. Oggi i manifestanti non vogliono più una dittatura militare in Egitto, e non si accontenteranno di un compromesso. Quanto sta avvenendo oggi è lo stesso che è avvenuto negli ultimi giorni di Mubarak.

 

Lei in questi giorni è stato in piazza Tahrir, e se sì che clima ha trovato?

 

Ci sto andando tutti i giorni. Numerosi manifestanti trascorrono la notte nelle vie circostanti, per impedire alla polizia di entrarvi. Il bello di questa rivoluzione è che tutto dipende da una sorpresa. Non sappiamo quindi che cosa accadrà in futuro. Adesso però sta nascendo una nuova generazione, i bambini dai dieci anni in su non vanno a scuola ma vengono in piazza Tahrir. E la loro educazione è fornita loro direttamente dall’esperienza che stanno vivendo in questi giorni.

 

Com’è la situazione nel resto dell’Egitto?

 

Le proteste in corso sono centinaia, in tutte le province. Nelle altre città i manifestanti non sono numerosi come in piazza Tahrir, ma le richieste sono ovunque le stesse: la fine del governo militare e delle violenze della polizia.

 

(Pietro Vernizzi)

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