BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

MAROCCO/ Sbai: i moderati "sconfitti" salveranno il Paese dall’effetto-Egitto

Pubblicazione:martedì 29 novembre 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Usano il sistema parlamentare per conquistare Rabat, ma con esso dovranno fare i conti per tutta la durata della legislatura; i moderati ci sono e la loro presenza in coalizione sarà un ostacolo non da poco. Perché in Marocco esistono i corpi intermedi, la società civile e le associazioni, che proprio in quei moderati potranno avere un appiglio importante contro il più che probabile tentativo degli islamisti di conquistare il cuore della popolazione parlando di abbattimento del malcostume. Non per niente, 150mila donne sono già scese in piazza per far presente, pacificamente e con grande lungimiranza, che vigileranno nelle scuole e negli istituti di formazione, affinché non ci siano pressioni sul velo, odioso strumento di demarcazione politica della supremazia  dell’estremismo. I segnali che l’islamismo sente il paese nelle sue mani ci sono tutti, sarebbe fuorviante negarlo, ma ci sono anche i segnali che i moderati sono più attivi che mai e la loro azione non può essere repressa. Perché?

Perché c’è ancora Mohammed VI, autorità religiosa suprema e comandante in capo delle forze armate, che non darà mai ordine di reprimere una manifestazione di piazza che chiede rispetto dei diritti davanti al pericolo dell’oscurantismo che avanza. Con la politica e nella politica il Pjd trova croce e delizia, un binomio che ne tiene la sopravvivenza al potere legata al filo del dialogo obbligatorio, dei rospi da ingoiare pur di governare e della capacità di mediare, pena elezioni anticipate e sconfitta assicurata.

Mentre l’Egitto, nel sangue e nella repressione della fratellanza musulmana, va al voto per certificare uno status quo estremista ormai consolidato, il Marocco continua a rimanere un punto interrogativo enorme. Le riforme di Mohammed VI hanno avuto effetto a medio termine, portando ad un governo di marca islamista molto probabilmente di effimera durata; ora il Nordafrica ha un volto nuovo, è vero, ma la storia cui si rifà è ben conosciuta. E l’Europa, proprio partendo da un Marocco che non ha ancora mollato la presa sulle sue libertà, dovrà sforzarsi di capire che se non si fa parte attiva in questo processo, oltre che di quelli economici e finanziari, rischia di pagarne le conseguenze quando meno se lo aspetta.  



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.