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IL CASO/ 1. Cosa può fare l'Italia contro il "Merkozy"?

Pubblicazione:venerdì 4 novembre 2011 - Ultimo aggiornamento:venerdì 4 novembre 2011, 10.21

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Ansa) Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Ansa)

 C’è quindi poco da irritarsi per le battute ironiche e per i sorrisetti d’intesa tra Sarkozy e Merkel. C’è pure poco da lamentarsi per gli incontri bilaterali di Obama con il presidente francese e con la cancelliera tedesca che hanno preceduto l’apertura dei lavori del G20; e soprattutto di Parigi e Berlino che lavorano fianco a fianco per salvare le loro banche onerate dal peso di un gran numero di titoli di Stato greci, coprendo l’operazione con una più o meno subacquea campagna  di discredito del nostro Paese. 

Questo stato di cose non ci sta bene, ma per arrivare - sia dentro l’Eurozona che dentro l’Unione europea - a un assetto più equilibrato non basta la trovata o il colpo di mano di un giorno. Occorre lavorare a lungo e sistematicamente. Non possiamo certo pensare di infilarci come terzo incomodo in un duetto così affiatato; e nemmeno tentare di compensarlo con un rapporto privilegiato impossibile con la Gran Bretagna, che non solo non fa parte dell’Eurozona e non ci ama, ma ha inoltre un legame altrettanto strutturale ed esclusivo con gli Stati Uniti, dunque addirittura fuori dell’Unione. Però con buone probabilità di successo potremmo a nostra volta costruirci delle analoghe alleanze giocando soprattutto la carta delle nostre attuali o potenziali relazioni all’interno dell’Unione con i Paesi danubiani e balcanici, e all’esterno con il Levante. 

 

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COMMENTI
04/11/2011 - E noi? (Alberto Consorteria)

Ennesima frustrazione di un'Italia che vota Berlusconi per fare le riforme, e che vede a Roma nessuno fare niente. Lo hanno fatto i francesi e i tedeschi, e noi? Perché non c'è nessuna partnership privilegiata con la Spagna? Con Austria o Slovenia? Con la stessa Francia? Loro hanno politici seri, che gettano basi di cooperazione di lungo periodo; noi caciottari che promettono alle elezioni, e poi calan le braghe per due festine romane. Resta il mistero di un grande come Formigoni 20 in Lombardia, completamente tenuto fuori dal PDL da Roma: i ministri di laggiù avevano forse paura che sarebbe stata ora di mettersi a lavorare? Ripeto: a fronte del nulla della politica italiana degli ultimi 20 anni, solo rispetto per una partnership duratura tra due paesi un tempo nemici giurati.