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IL CASO/ 1. Cosa può fare l'Italia contro il "Merkozy"?

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Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Ansa)  Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Ansa)

C’è qualcosa di patetico nella sorpresa con cui non soltanto molti cronisti ma persino molti commentatori scoprono in queste settimane l’entità della cooperazione tra Francia e Germania, il suo peso sulle sorti dell’Eurozona e dell’Unione europea. Non si tratta di un fiore inaspettatamente sbocciato o del frutto di un’estemporanea sintonia fra l’attuale presidente francese Sarkozy e l’attuale cancelliere tedesco Merkel. E’ invece una realtà profonda,  radicata, strutturale, già sorta in precedenza ma poi formalizzata nel 1963 con il trattato dell’Eliseo, da allora in poi sempre cresciuta e infine fortemente rilanciata dal 2003 in avanti: una cooperazione che ha consistenza strutturale nei più diversi ambiti, da quello politico a quello militare, fino al punto che i due eserciti hanno una grande unità in comune, la brigata di fanteria meccanizzata franco-tedesca, dislocata a cavallo del Reno tra l’Alsazia e il Baden-Württemberg. 

Presso i governi di ciascuno dei due Paesi c’è poi un Segretario generale per la Cooperazione franco-tedesca, a Parigi francese ma con un vice tedesco, e a Berlino tedesco ma con un vice francese. Molto significativamente l’attuale Segretario generale tedesco è il ministro di Stato in carica per gli affari europei. I due ministeri degli Esteri francese e tedesco collaborano regolarmente, e ciascuno ha una missione di rappresentanza presso l’altro. Giovani diplomatici tedeschi seguono corsi di formazione a Parigi al Quai d’Orsay, e giovani diplomatici francesi fanno lo stesso a Berlino all’Auswärtiges Amt, il ministero degli Esteri della Repubblica Federale. Tra l’altro i due ministeri gestiscono congiuntamente in Internet un portale bilingue della Cooperazione franco-tedesca. 

Nella versione francese del messaggio di saluto agli internauti con cui si apre il portale si legge tra l’altro, con toni quasi berlusconiani, che  “le couple franco-allemand, moteur de l’Union européenne (…) s’engage quotidiennement pour une Europe concrète, une Europe des résultats”. Nella versione tedesca non si arriva a parlare di coppia, di duo (nella sua variante di genere maschile il francese couple ha anche questo significato) ma solo di strette “relazioni”; il tono è più cauto ma la sostanza non cambia. La realtà di tale stato di cose e le ambizioni egemoniche che lo caratterizzano non sono dunque un mistero ben custodito ma anzi una volontà proclamata. 


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COMMENTI
04/11/2011 - E noi? (Alberto Consorteria)

Ennesima frustrazione di un'Italia che vota Berlusconi per fare le riforme, e che vede a Roma nessuno fare niente. Lo hanno fatto i francesi e i tedeschi, e noi? Perché non c'è nessuna partnership privilegiata con la Spagna? Con Austria o Slovenia? Con la stessa Francia? Loro hanno politici seri, che gettano basi di cooperazione di lungo periodo; noi caciottari che promettono alle elezioni, e poi calan le braghe per due festine romane. Resta il mistero di un grande come Formigoni 20 in Lombardia, completamente tenuto fuori dal PDL da Roma: i ministri di laggiù avevano forse paura che sarebbe stata ora di mettersi a lavorare? Ripeto: a fronte del nulla della politica italiana degli ultimi 20 anni, solo rispetto per una partnership duratura tra due paesi un tempo nemici giurati.