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IL CASO/ La kamikaze e la mamma morta per i figli: chi è la martire?

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Chiamata a dare la vita, non a toglierla. A scegliere il sacrificio supremo, per salvare, proteggere, amare.  Non importa che abbia agito d’istinto, che non avesse coscienza fino in fondo della fatalità di quell’attimo cui andava incontro. E’ proprio l’istinto buono, lo slancio che ci muove davanti all’emergenza, a  dire quel che siamo, quel che desideriamo e speriamo. Hatice voleva tornare a casa, con i vestiti nuovi dei suoi ragazzi. Voleva preparare loro la cena, cantando, sgridarli perché la casa è in disordine, pregare con loro, aspettare che tornasse a casa il papà. Voleva vivere, Hatice, per questo è morta. Per questo i suoi figli l’avranno viva per sempre.

Non credo vorrebbe essere celebrata come un’eroina. Un paese ha bisogno di un eroismo quotidiano, che non fa scalpore, che costruisce, con pazienza e tenacia. Innalzare altari agli uomini produce fanatismo, da diverse parti, toglie la splendida immediatezza dell’umano che si fa riconoscere, che ci fa grandi. Troppi martiri in quel pezzo d’Oriente, o chiamatelo Europa, quello spicchio di terra che con l’Europa però ha solo e sempre lottato, o l’ha guardata dal Bosforo con sospetto e invidia. Sappiamo i nomi di sacerdoti martiri della fede. E nessuno li considera eroi. Sappiamo che Hatice è con loro, vicina a loro, nella passione semplice e grandiosa per l’uomo.

 

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COMMENTI
08/11/2011 - Il martirio buono delle mamme (claudia mazzola)

Io non sono mamma ma vedo tante mamme e mi domando quale forza riesca a far loro fare quello che fanno per i figli. Si fanno morire per loro ogni giorno, sono grandi.