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Esteri

IL CASO/ La kamikaze e la mamma morta per i figli: chi è la martire?

Hatice non ricercava la morte, voleva vivere. Ma ha scelto di diventare un’eroina salvando i suoi figli, spiega MONICA MONDO, per proteggere i suoi figli da una kamikaze

Fotolia Fotolia

Hatice era una giovane donna, una giovane madre di quattro figli. La vediamo nelle fotografie con il suo chador scuro, bel volto, bei tratti. E’ diventata famosa, Hatice, un simbolo di pace per il suo paese. Perché è morta, salvando la  vita, pare, a tante persone, anzitutto ai suoi ragazzi. E’ accaduto in una cittadina a est della Turchia: era appena uscita da un centro commerciale, c’era da sistemare il guardaroba dei ragazzi,  crescono così in fretta. Vede una donna, come lei vestita di nero, che si affaccenda con gesti strani. Un lampo, le pare di capire, di scorgere nel suo sguardo, o nel suo atteggiamento, il segno della follia suicida. Si getta su di lei, lotta, la supplica: aveva ragione. È una bomba umana, vuole fare una strage. E lo preme, quel maledetto pulsante, esplodono insieme, le due donne, un boato di schegge e sangue e dolore. Una ventina di feriti, e  anche quei ragazzi sconvolti, che cercano la mamma, dopo l’esplosione, e non la vedono più. Ma capiscono, ci sono testimoni. Il suo coraggio ha attutito la violenza dell’ordigno, il suo corpo ha fatto da scudo, ha assorbito la prima furia del male. I figli di Hatice sono salvi. E piangono, di dolore e di orgoglio.

Chi delle due donne è la martire? Quella che ha scelto la fine del kamikaze,  che ha offerto la sua giovane vita per la causa dell’indipendenza curda? Si trattava infatti di un attentato ordito dai separatisti del PKK, il movimento separatista di quella stirpe antica e martoriata, dalla storia e  dai popoli che la circondano. Una causa giusta. Un modo sbagliato, feroce, indifendibile, di sostenerla. Che scatena solo altro odio,  e intolleranza, e vendette.  Cosa c’è di più devastante che scegliere di finire a brandelli, per un’idea? Si può morire, per  un ideale, ma combattendo a viso aperto, con le braccia e la ragione. Non morendo e facendo morire a tradimento, giustificati da un dio che chiede sangue per donare gloria ed eternità. Si può rischiare di morire, si può osare sfidare la morte. Non la si può desiderare, invocare, immolando se stessi per uccidere degli innocenti. E’ chiaro, la martire è Hatice. La donna vera, la madre, che salva i suoi figli, e la natura dell’essere donna e madre.


COMMENTI
08/11/2011 - Il martirio buono delle mamme (claudia mazzola)

Io non sono mamma ma vedo tante mamme e mi domando quale forza riesca a far loro fare quello che fanno per i figli. Si fanno morire per loro ogni giorno, sono grandi.