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REPORTAGE/ Un giorno con gli indignati di Wall Street e le loro domande

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Sono tornato ancora una volta a Wall Street a curiosare. Son più di due mesi che qua si protesta ormai. Sinora, in questi due mesi, mi è stato veramente difficile scrivere un pezzo. Mi mancava obiettività, avevo sentimenti contrastanti: da una parte fa finalmente piacere vedere che c’è gente che non si accontenta; dall’altra viene da scoraggiarsi quando non si capisce nemmeno in che cosa queste persone stiano riponendo la propria speranza.

Fossi stato in Europa, neppure me ne sarei interessato: ogni autunno là si protesta per qualcosa. Qua invece un’occupazione fa notizia perché non si protesta mai. È la prima volta che qualcuno solleva un dito senza che si parli di pacifismo o di diritto alla vita: questa protesta, infatti, non riguarda una guerra ingiusta, e non tocca la guerra tra pro life e pro choice, e gli americani vanno in piazza in massa solo su questi due temi. Però non c’è nemmeno una rivendicazione politica, non ci sono messaggi.

Ritorno, così, ancora una volta a Zuccotti Park per farmi qualche chiacchiera. Incrocio un poliziotto e gli chiedo quanta gente ci sarà. Mi dice che non può parlare, ma il collega abbassando lo sguardo mi dice non più di 200. Il parchetto, in effetti, è molto piccolo (google dice 10.000 metri quadri).

E chi sono? In mezzo al parchetto noto gruppetti di ragazzi dei centri sociali (nero vestiti, capelli coloratissimi, che suonano o fumano), però si vedono tanti  ragazzi bianchi figli della classe media benestante, cresciuta col computer e con l’idea di trovare un buon lavoro dopo il college. Il campeggio è ben organizzato. Gli occupanti si sono divisi in zone, ci sono le tende, ci sono dei banchetti per mangiare, una zona per i bagni, scatoloni per scambiare libri o vestiti usati, e c’è anche una parte per la stampa con portavoce pronti a rispondere a domande. Ovunque computer e cellulari, per restare ben connessi al mondo.

Cerco dei volantini. Non ce n’è. Nessuna lista con rivendicazioni, nessun proclama. Al tavolo della stampa chiedo perché, e orgogliosamente mi viene risposto “non serve”. La protesta, però, ha un suo sito internet, dove si possono trovare dei manifesti che non sono manifesti, come questo, il primo postato sul sito: http://occupywallst.org/article/September_Revolution/.


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