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IL CASO/ Mozambico, una "decisione" che sa di ricatto

Pubblicazione:sabato 10 dicembre 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Malgrado questi messaggi deleteri il fenomeno della diffusione delle sette evangeliche in Africa è poco commentato in occidente al pari dell’invasione commerciale e neo-colonialista cinese. L’opinione pubblica è rimasta ancorata al mito del “mal d’Africa”, al falso mito dei bambini “sorridenti pur non avendo nulla”, alle famiglie allargate, ai paesaggi incontaminati. Oggi l’Africa che riguarda la maggior parte del miliardo di suoi abitanti è quella delle megalopoli con annesse mega-baraccopoli; quella della deforestazione soprattutto cinese, del riciclaggio di denaro sporco attraverso la miriade di opere e palazzi in costruzione; quella della corruzione che impedisce la partecipazione del popolo a tassi di sviluppo inarrestabili dovuti alla ricchezza energetica, del suolo e del sottosuolo; quella della conquista cinese di tutta l’economia dalle grandi opere al piccolo commercio di polli e ombrelli che mettono fuori gioco i venditori locali e, appunto, quella dello sviluppo delle sette protestanti americane o evangeliche brasiliane.

Se ai lettori il fenomeno può sembrare marginale basti citare l’esempio delle ultime elezioni presidenziali brasiliane, cioè quelle della quinta potenza economica mondiale. La candidata del Partito dei Lavoratori, ex guerrigliera e comunistona di ferro, Dilma Rousteff, era data per vittoriosa addirittura al primo turno ereditando lo scettro e l’elettorato dell’adorato presidente uscente Lula. Invece il candidato dell’opposizione strappa sorprendentemente la possibilità del ballottaggio e con un buon consenso. I consulenti della candidata analizzano il voto e ritengono decisivo per la vittoria quello degli evangelici (15% dell’elettorato!) che sono contro la risaputa e mai nascosta posizione abortista della candidata. La sera stessa della conclusione della prima tornata elettorale l’ex-guerrigliera si presenta alla TV di stato e in diretta urbi et orbi dichiara: “Ho l’intenzione di proteggere la vita in ogni sua forma dal concepimento alla morte naturale”. Nessuno fa notare il cambio di rotta e Dilma fa il pieno di voti diventando presidente della Repubblica federale brasiliana. Molto contestato (dall’opposizione) anche il primo ministro mozambicano che, anch’egli erede della grande e laica tradizione comunista, si presenta allo stadio nazionale durante il citato giorno della Decisione e sul palco afferma: “Sono qui in nome del popolo mozambicano”. Pecunia non olet. Quindi: al diavolo la laicità dello Stato.



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