BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RUSSIA/ Se Putin non riesce a fermare la "rivoluzione della bellezza"

Gente in piazza a Mosca (Ansa) Gente in piazza a Mosca (Ansa)

E la festa è per la ritrovata dignità, per la nuova inusitata consapevolezza che le autorità non possono fare il bello e il cattivo tempo, come fino a pochissimo tempo fa tutti credevano, ma che la società, la persona possono essere protagonisti. E non è un caso che i leader della manifestazione di sabato non siano stati in primo luogo i politici: sul palco si sono succeduti uomini di spettacolo, intellettuali e scrittori come Boris Akunin e Ljudmila Ulitskaja, e il giornalista Oleg Kašin (vittima di una dura aggressione l'anno scorso), che ha letto una lettera del blogger Aleksei Naval’nyj, al momento in carcere dopo aver partecipato alla manifestazione di lunedì scorso. Intanto, tutt’intorno c’erano 50mila uomini della polizia e dell’esercito. Che per la prima volta, però, a differenza della brutalità con cui erano state bloccate le dimostrazioni dei giorni immediatamente successivi alle elezioni – sono rimasti urbanamente a guardare.

Del resto, si sente a pelle: per la prima volta Russia Unita e i suoi leader hanno smesso gli abituali toni di arroganza, assicurano che terranno conto delle critiche, del malcontento, che la voce dei dimostranti dev’essere ascoltata e le denunce di brogli prese in considerazione. Promesse per tener buoni i russi? Forse, ma certo molto dipenderà anche dalla gente.

L’euforia dell’agosto 1991 aveva lasciato il posto negli anni successivi al cinismo, allo strapotere degli oligarchi e alla stanchezza, allo scetticismo generalizzato che ha aperto, a sua volta, le porte all’autoritarismo di Putin. Sembrava impossibile smuovere il paese dalla stagnazione in cui era sprofondato, eppure domenica 4 dicembre scorso qualcosa è successo. In questi giorno la gente sembra essere divenuta consapevole che non può aspettarsi un miracolo dal leader di turno, ma che la attende un cammino – un cammino di responsabilità e di impegno. Non è un cammino facile, anche perché ci sono mille pericoli di strumentalizzazione, di provocazione sia all’estero (e Putin ha buon gioco nel tuonare contro l’America, facendo leva sull’argomento di sempre: tutti uniti contro il nemico comune), che all’interno. Perché i comunisti e la stessa «Russia giusta» (che molti reputano più a sinistra dei comunisti), non sono alternative all’autoritarismo attuale. La richiesta di elezioni oneste e di una reale democrazia è innanzitutto un impegno a non delegare la propria responsabilità a nessuno, a mettersi in cammino, a continuare la ricerca del proprio volto autentico.

© Riproduzione Riservata.