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LIBIA/ Il trattato con l’Italia, una vittoria del Colonnello Gheddafi

Pubblicazione:venerdì 16 dicembre 2011

Muammar Gheddafi Muammar Gheddafi

Quello che emerge dai primi segnali è innanzitutto il disinteresse verso l’Africa, che invece era stato uno dei grandi cavalli di battaglia di Gheddafi. Il Colonnello destinava un mare di fondi e di aiuti all’Africa, facendo inoltre entrare numerosi fondi sovrani nell’economia europea. Io ritengo che questo capitolo ora sia chiuso. Sarà molto difficile, per chiunque andrà al potere in Libia, pensare di “sprecare” dei fondi all’estero, quando ci sono da placare diverse esigenze all’interno del Paese. Anche solo per motivi propagandistici, il capitolo degli investimenti all’estero verosimilmente si chiuderà, cambiando così anche le relazioni con gli altri Paesi. L’Italia e gli altri Paesi europei al contrario hanno in mano lo strumento dello scongelamento dei fondi libici all’estero. Una “parsimonia” nello scongelamento dei fondi può essere utilizzato da parte dei governi italiano ed europei come arma per ottenere garanzie politiche ed economiche da parte del nuovo governo di Tripoli.

 

A due mesi dalla fine di Gheddafi, qual è la situazione interna alla Libia?

 

Assistiamo a un trionfo delle fazioni, che di tanto in tanto fa scaturire apertamente conflitti a fuoco, ma che soprattutto dal punto di vista politico continuano a frammentare il Paese. Quando è stato catturato Saif al-Islam, il leader della milizia di Zintan invece di riconsegnarlo a Tripoli o a Bengasi, lo ha trattenuto per rivendicare un posto di potere nel nuovo governo, riuscendo a diventare ministro della Difesa. Ogni fazione in questo momento sta cercando di rivendicare verso l’autorità centrale una partecipazione alla gestione del potere. E questo complica notevolmente la situazione.

 

Come se ne può uscire?


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