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EGITTO/ Hussein (Fratelli musulmani): nessuna distinzione tra noi e i cristiani

Piazza Tahrir al Cairo Piazza Tahrir al Cairo

Innanzitutto nella storia o nel pensiero islamici non esiste l’idea di Stato religioso, se con esso ci riferiamo all’accezione di Stato teocratico. Questo concetto esisteva nell’Europa del Medioevo, quando dominavano i tribunali d’inquisizione e via dicendo. Nell’Islam lo Stato è per sua natura laico, poiché chi è al governo è sottoposto a giudizio e può essere esonerato dalle sue funzioni. Inoltre secondo l’Islam il potere politico non parla mai in nome di Dio. Abbiamo già discusso dello Stato e della Costituzione che desideriamo, e penso che la questione sia molto chiara: è evidente che non si tratta per nulla di uno Stato religioso. Noi vogliamo uno Stato che rispetti la democrazia, applichi il principio di cittadinanza, affermi i diritti umani, promuova le libertà personali e pubbliche, applichi la legge e la Costituzione, e nel quale chi governa sia il servitore del popolo, non il suo signore.

I Fratelli musulmani si sono rifiutati di entrare a far parte del Consiglio Consultivo nominato dal Consiglio Militare. Pensa che i militari stiano tentando un colpo di Stato per impadronirsi del potere? 

Noi riconosciamo al Consiglio Militare il merito di aver protetto la rivoluzione, dunque non riteniamo che gli stessi che hanno protetto la rivoluzione si rivolteranno contro di essa. Noi non siamo in favore di un linguaggio che accusi questi e quelli di essere traditori o nemici, e non siamo nemmeno d’accordo con il perseguire gli interessi ristretti di un singolo gruppo di persone. Dobbiamo far sì, tutti quanti noi, che prevalgano i più alti interessi dell’Egitto. Inoltre, non vediamo segnali forti che indichino che il Consiglio Militare non voglia consegnare il potere a un governo civile, anzi stiamo osservando il contrario.  Abbiamo rifiutato di far parte del Consiglio Consultivo, perché vi abbiamo avvertito un tentativo di aggirare la volontà popolare espressa con il referendum del 19 marzo scorso. Inoltre, riteniamo che sia un tentativo frettoloso di sottrarre all’Assemblea del Popolo, eletta per mezzo di elezioni libere e trasparenti, le prerogative che le sono garantite dalla Costituzione. Le dichiarazioni di alcuni membri del Consiglio Militare hanno rafforzato quest’impressione: il Consiglio Consultivo è una riedizione del documento sui principi sovra-costituzionali del Dr. Ali el-Selmi, che ha suscitato reazioni negative da parte della piazza egiziana.

Molti cristiani egiziani temono la vittoria elettorale del partito Libertà e Giustizia. Ritiene che questa paura sia giustificata?

Questo non corrisponde al vero. Tra i membri fondatori del partito Libertà e Giustizia vi sono molti fratelli cristiani. Ve ne sono tanti anche tra i candidati delle nostre liste. E’ noto a tutti che il nostro passato è stato all’insegna dall’impegno nei sindacati e nelle opere caritatevoli nel campo sociale, delle quali si avvantaggiano tutti gli egiziani. La verità è che c’è chi vuole alimentare queste falsità lo fa per i propri interessi. Noi consideriamo i cristiani come i nostri fratelli, con i quali condividiamo il Paese. E poiché sono i nostri fratelli, i nostri beni sono anche i loro e ciò che li riguarda, riguarda anche noi. Non facciamo distinzioni tra noi e loro. La storia della nostra convivenza è candida come la neve, per grazia di Dio. Ma il regime precedente, sfruttando i mezzi d’informazione, ha tentato di rovinare i rapporti tra noi e i cristiani.

Quali garanzie costituzionali adotterete per impedire che alla dittatura di Mubarak se ne sostituisca una nuova?