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EGITTO/ Farouq: i petrodollari sauditi finanziano l’odio anticristiano dei salafiti

Pubblicazione:mercoledì 21 dicembre 2011

Scontri al Cairo (Foto Ansa) Scontri al Cairo (Foto Ansa)

Tre potenze straniere, Qatar, Arabia Saudita e Kuwait, le quali stanno spendendo miliardi di dollari per finanziare i fondamentalisti come i salafiti, i jihadisti e i Fratelli musulmani. Queste somme stanno garantendo ai partiti islamisti un grande vantaggio nel corso delle elezioni. Noi liberali non ci aspettiamo analoghe somme di denaro dall’Occidente, ma vogliamo che gli Stati Uniti e i Paesi europei facciano pressioni politiche su Qatar, Arabia Saudita e Kuwait, che almeno ufficialmente sono alleati della Nato, affinché smettano di finanziare i gruppi radicali.

Ma l’Islam non è uguale in tutti i Paesi musulmani?

Non è così, tanto è vero che ci troviamo nel bel mezzo di una guerra culturale: i sauditi stanno facendo di tutto per diffondere l’Islam wahabita, che è un autentico pericolo in grado di minacciare non solo l’Egitto ma tutto il mondo. Chi vuole sostenere la rivoluzione egiziana e i valori liberali nel mondo arabo, dovrebbe fermare questo enorme flusso di petrodollari che dalla Penisola arabica raggiunge l’Egitto. Anche se nessuno dei media occidentali ne parla.

Qual è l’obiettivo per il quale i Paesi del Golfo spendono somme così ingenti per finanziare i salafiti?

Le ragioni sono di natura geopolitica. L’Egitto per tradizione è il Paese musulmano più moderato, nonché il fulcro di tutto il Medio Oriente. L’insieme di questi due elementi ha fatto sì che la moschea di Al-Azhar al Cairo diventasse la massima autorità religiosa del mondo islamico. Grazie a questa guida moderata, l’Egitto ha raggiunto livelli artistici d’eccellenza in letteratura, cinema, pittura e musica, le vere “armi” grazie a cui il nostro Paese ha “dominato” per decenni il Medio Oriente. Se i wahabiti vinceranno, l’Egitto perderà tutto questo, perché le arti figurative sono vietate dall’interpretazione restrittiva del Corano. Con il trionfo dell’Islam wahabita inoltre, le massime autorità religiose del mondo musulmano diventerebbero gli imam sauditi, mentre gli imam moderati di Al-Azhar perderebbero tutta la loro autorità.

E’ quindi una guerra religiosa all’interno del mondo arabo?

Più che religiosa, la definirei una guerra tutta politica per decidere quale Stato dominerà il Medio Oriente nei prossimi decenni. I Paesi del Golfo sono convinti del fatto che l’attuale fase rappresenti un’occasione d’oro per assumere il controllo del governo egiziano. Se ci dovessero riuscire, gli effetti sarebbero nefasti non solo per il Mediterraneo, ma per tutto il mondo.

In che senso?

L’Islam moderato, che è parte inscindibile dell’identità egiziana, è l’unica garanzia del dialogo e dell’armonia tra i popoli arabi e l’Occidente. L’Islam wahabita al contrario vede un nemico in tutto ciò che è diverso. Purtroppo però i media occidentali danno grande risonanza anche al minimo incidente che avviene in Egitto, mentre non fanno il minimo caso al fatto che ogni giorno nei Paesi del Golfo gli imam wahabiti attaccano i cristiani, definendoli nel migliore dei casi come “miscredenti”.

(Pietro Vernizzi)



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