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SCENARIO/ 1. Quel patto europeo che mette in pericolo l'Italia

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La bozza del Trattato salva-euro non convince particolarmente. L’aspetto più problematico per l’Italia è l’articolo 4, che prevede la riduzione di un ventesimo l’anno del debito pubblico che supera il 60% del PIL. Ciò significa che ove l’Italia riprenda a crescere del 2% l’anno, sarebbe obbligata ad una manovra di 35-40 miliardi di euro l’anno per il prossimo ventennio. Se l’accento di tali interventi fosse dal lato della spesa, si smantellerebbero servizi pubblici e sociali essenziali e si dismetterebbero centinaia di migliaia di dipendenti pubblici. Ciò anche in quanto il titolo IV della bozza sulla convergenza economica, ossia la crescita, prevede meramente l’intenzione di coordinare le riforme. I tempi sono stretti: si vuole giungere alla sigla del documento da parte dei rappresentanti permanenti e alla firma entro marzo, perché dall’inizio di gennaio alla fine di marzo sono in scadenza una moltitudine di titoli del debito pubblico dell’eurozona (sembra 1500 miliardi di euro).

L’accordo sull’unione fiscale, per utilizzare il gergo burocratico, viene visto come uno strumento per rendere meno pesante il rifinanziamento. Difficile pensare che l’accordo potrà essere utile per salvare l’euro se non verrà accompagnato dall’impegno della Banca centrale europea, fatto peraltro manifestatosi attraverso la decisione di Francoforte di fare congrui prestiti alle banche europee in difficoltà. Tutto ciò è certo utile, ma continua ad aggirare il problema dello sviluppo che rimane ancorato a formule di rilancio del progetto europeo come quella degli eurobond. Parimenti, come ricorda da lungo tempo Alberto Quadrio Curzio, occorre razionalizzare l’azione del fondo europeo salva-stati in relazione alle esigenze del debito di alcuni paesi membri.

Lo stesso Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, attribuisce un ruolo prioritario al fondo europeo salva-stati dando per certo che da gennaio dovrebbe essere del tutto operativo per l’impulso che la Bce darà come agente dello stesso. Approvando al più presto il trattato salva-euro, assicurando la piena operatività del fondo europeo Efsf e formalizzando in termini istituzionali il progetto degli eurobond sarà più facile per vari stati dell’Eurozona finanziarsi a interessi ragionevoli, ricapitalizzare le banche, riportare la fiducia e far ripartire la crescita. Ovvero sia realizzare quella visione politico economica che sta alla base del progetto europeo.

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