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SIRIA/ Se la bomba di Damasco fa tremare Israele, Turchia e Usa

Pubblicazione:sabato 24 dicembre 2011

Una delle due autobombe esplose ieri a Damasco (Ansa) Una delle due autobombe esplose ieri a Damasco (Ansa)

Sappiamo bene, per esperienza vicine temporalmente e  geograficamente, come nei contesti di fragile statualità i terroristi sguazzino. La Siria, dunque, proprio come è successo per l’Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein, potrebbe diventare la nuova preda del terrore qaedista. Una realtà che, saldandosi con la tensione interna tra sunniti e sciiti, diventerebbe una bomba esplosiva difficilmente contenibile soltanto all’interno dei confini siriani.

C’è, però, una coincidenza strategicamente sospetta con gli attentati kamikaze di ieri: essi sono occorsi proprio all’indomani dell’arrivo degli osservatori della Lega Araba, inviati in Siria con il proposito di garantire la fine delle violenze tra le due parti del conflitto interno. L’invio degli osservatori era avvenuto dopo un faticoso accordo raggiunto tra l’organizzazione panaraba e il regime di Assad, assediato – di fatto – da un contesto regionale che sembra, con il bene placito degli americani, molto più proteso a sbarazzarsi di lui che a scendere a compromessi.

Gli attentati kamikaze che ieri hanno insanguinato la capitale potrebbero allora essere l’ultima carta che Assad si gioca: un assaggio di uno scenario terribile sia per i siriani sia per gli stati vicini. Tanto per mostrare quello che facilmente succederebbe se si rimuovesse dal quadro geopolitico mediorientale colui che finora ne ha, in larga parte, garantito il sensibile equilibrio.



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