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BETLEMME/ Io, musulmano, vorrei che i cristiani restassero qui

Pubblicazione:domenica 25 dicembre 2011 - Ultimo aggiornamento:martedì 13 marzo 2012, 13.52

Betlemme, la grotta della natività (Ansa) Betlemme, la grotta della natività (Ansa)

BETLEMME – La festa di Betlemme, il 24 dicembre, inizia la mattina presto. Per le strade della Città Vecchia lo stupore dei pellegrini che passano il Natale qui per la prima volta si mischia alla gioia e all’orgoglio delle famiglie locali. Tutti si salutano, tutti si conoscono in questa cittadina di 38mila abitanti dove i cristiani rappresentano non più del 15 per cento della popolazione, a maggioranza musulmana.

Nel 1948 i cristiani qui erano quasi l’80 per cento, in questi anni l’emigrazione è stata lenta e costante, a causa delle difficoltà sociali ed economiche e delle restrizioni imposte dal governo israeliano, e chi rimane non nasconde la preoccupazione. Come Dima, che studia in Italia ma è tornata a casa per Natale “nel posto più bello del mondo – dice –, quello dove è nato Gesù e dove è nato il cristianesimo. È importante che i cristiani restino qui, che trovino sostegno per poter continuare ad abitare questa terra”.

“Una città che è anche un’identità”. Lo dice il Custode di terra santa, padre Pierbattista Pizzaballa: “E nonostante le difficoltà – aggiunge – qui il Natale è tutti i giorni ma soprattutto oggi, a Natale qui sono tutti cristiani, anche i mususlmani in un certo senso... oggi concentrano tutte le feste, le attese, tutto il mondo guarda a noi e noi oggi vogliamo avere lo sguardo libero per tutto il mondo”.

È facile comprendere le parole del Custode girando lo sguardo nella grande piazza che sta di fronte alla Basilica della Natività. Qui si raccoglie la folla, si canta, si aspetta il corteo degli scout con le loro cornamuse e i tamburi e infine, nel primo pomeriggio, l’arrivo del Patriarca di Gerusalemme, Monsignor Fouad Twal, che segnerà l’inizio ufficiale della festa con il suo ingresso solenne nella Basilica, accompagnato dai frati francescani che da sette secoli custodiscono questo luogo e tutta la Terra Santa.

La chiesa della Natività è la più antica tra questi santuari, le notizie che la riguardano risalgono – nelle testimonianze dei primi pellegrini – all’inizio del IV secolo e la sua struttura non ha subito modifiche dall’epoca di Giustiniano. Ogni giorno, da secoli, i pellegrini scendono le scale che dalla basilica conducono alla grotta e si inchinano a baciare la stella d’argento dove – come recita la scritta che la percorre – “dalla Vergine Maria è nato Gesù Cristo”.


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