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PAKISTAN/ Xavier Patras: la mia messa di mezzanotte, una sfida ai kamikaze

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Le persone in Pakistan sentono molto il Natale. L’abitudine, anche tra i musulmani, è quella di scambiarsi immagini natalizie, e molti dei miei amici di religione islamica mi hanno quindi inviato uno di questi biglietti per augurarmi Buon Natale.

Quindi il Natale è un’occasione concreta di pacificazione tra cristiani e musulmani?

Sì, certamente. Io per esempio ho partecipato a un programma organizzato da una parrocchia cattolica di Islamabad, il cui obiettivo era sottolineare l’armonia tra le religioni e accentuare il fatto che il Natale è un’opportunità per cristiani e musulmani per lavorare insieme in modo pacifico.

Questo significa che i cristiani in Pakistan hanno gli stessi diritti dei musulmani?

Assolutamente no, l’eguaglianza tra cristiani e musulmani in Pakistan non esiste ancora. Il caso più eclatante è quanto avvenuto nel 1997 nella cittadina cristiana di Shanthinagar, che fu completamente incendiato e rasa al suolo dai musulmani. E non si è trattato dell’unico caso in cui un’intera cittadina abitata da cristiani in Pakistan è stata distrutta. Quindi è un dato di fatto: i cristiani in Pakistan sono presi di mira, perseguitati e trattati in modo ingiusto. Noi quindi chiediamo uguali diritti in Pakistan, a partire dal sistema educativo e dei libri scolastici.

Il Natale può essere anche un motivo di speranza per i cristiani perseguitati?

Il Natale è la celebrazione della nascita del nostro Salvatore, e in quanto tale certamente è un motivo di speranza. Nello stesso tempo rappresenta un’opportunità perché in occasione del Natale 2011 abbiamo deciso di lavorare insieme, per individuare una strategia grazie a cui riunire tutti i cristiani e dare un segnale di speranza a quanti a causa delle difficoltà dell’attuale situazione la stanno perdendo. Il Natale infatti è un messaggio per tutti, non solo per gli stessi cristiani ma per l’intera umanità.

Il Pakistan Christian Congress ha fatto appello all’Onu affinché riconosca lo status di rifugiati ai cristiani pakistani. Lei che cosa ne pensa di questa iniziativa?

Sono totalmente contrario, perché l’idea che mi sto sforzando di sostenere è che noi cristiani siamo pakistani proprio come i musulmani. Siamo nati nel nostro Paese e tutto ciò che abbiamo ottenuto è stato grazie alla nostra nazione. Se dovessimo quindi ricevere lo status di rifugiati, perderemmo la nostra nazionalità e la nostra identità. Nonostante in diverse aree del Pakistan gli estremisti ci considerino come degli stranieri, siamo animati da uno spirito patriottico molto forte. Ci sono diversi cristiani nelle posizioni più in vista del Paese, che lavorano in modo onesto per accrescere il benessere della nazione. Nella storia del Pakistan il ruolo dei cristiani è sempre stato molto forte. Per celebrare questo ruolo, ogni 11 agosto si tiene la Giornata delle Minoranze, per riconoscere quanto i non musulmani hanno fatto per il Paese.

(Pietro Vernizzi)

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