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IRAN/ Gli Usa contro Teheran: non sarà tollerato alcun blocco dello Stretto di Hormuz

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Sale la tensione tra Iran e Stati Uniti, dopo che Teheran aveva minacciato ieri di chiudere lo stretto di Hormuz nel caso le fossero state comminate nuove sanzioni economiche da parte della Comunità internazionale. Un avvertimento che era arrivato per bocca del vicepresidente iraniano Mohammad Reza Rahimi che aveva fatto capire se il petrolio iraniano fosse stato penalizzato, si era pronti a bloccare tutto il greggio mondiale. Lo stretto di Hormuz è infatti il crocevia marino per far defluire tutto il petrolio dei paesi del Golfo Persico verso l’estero. Oggi è comunque arrivata la risposta americana, attraverso un portavoce della V Flotta che ha fatto sapere che ogni impedimento alla navigazione nello Stretto di Hormuz non sarà tollerato.

Anche l’Unione europea si è espressa sul tema, spiegando che non ha intenzione di rinunciare alle prossime sanzioni contro l’Iran. Un portavoce dell’Alto rappresentante della politica estera Ue, Catherine Ashton, ha detto che le sanzioni potrebbero essere adottate durante la prossima riunione dei ministri degli Esteri europei in programma il 30 gennaio, dato che Teheran continua a non fornire adeguate garanzie circa il suo programma nucleare.

In ogni caso già sabato scorso la marina iraniana aveva dato inizio ad alcune esercitazioni militari nelle acque a est dello Stretto di Hormuz. L’ammiraglio Habibollah Sayyari, comandante della marina iraniana, ha spiegato oggi in un’intervista televisiva che chiudere lo stretto di Hormuz è molto facile, ma non ce ne sarebbe bisogno dato che l’Iran controlla agevolmente il Mare di Oman e il transito marittimo delle petroliere.

A questo scenario già preoccupante per i rapporti tra Iran e Stati Uniti bisogna aggiungere il fatto che ieri a Teheran è cominciato il processo contro Amir Mirzai Hekmati, un uomo di doppia nazionalità Usa e iraniana accusato di essere una spia della Cia. La televisione di stato iraniana aveva diffuso a metà dicembre delle immagini nelle quali l'accusato aveva confessato di operare per la Cia e di avere avuto come missione quella di infiltrarsi nel ministero dei servizi iraniani.


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