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IRAN/ Vi spiego perché gli Usa "tollereranno" il blocco dello stretto di Hormuz

Pubblicazione:venerdì 30 dicembre 2011 - Ultimo aggiornamento:venerdì 30 dicembre 2011, 10.12

Foto Ansa Foto Ansa

Al tempo stesso, anche gli Stati Uniti – ancora impegnati in Afghanistan e sempre più attenti a ciò accade nella regione dell’Asia-Pacifico – non sembrano ben disposti a imbarcarsi in una nuova avventura bellica. Un’impresa, quest’ultima, troppo dispendiosa in termini politici, economici e umani. Dall’altro lato, se rivolgiamo lo sguardo verso l’interno, possiamo notare come l’Iran sia alle prese con una situazione di forte crisi economica (aggravata dalle attuali sanzioni internazionali). Una situazione che gli scenari di guerra – ma, conta dirlo, anche quelli di nuove e più aspre sanzioni – renderebbero ancora più drammatica non solo da sostenere per la popolazione, ma anche da gestire per il potere in termini di controllo politico. In egual modo, in America, la corsa alle elezioni presidenziali del 2012 sconsiglia a Obama di arrivare al punto di rottura definitivo.

Molto probabilmente, la crisi – in questo momento, ancora più virtuale che reale – dello stretto di Hormuz si risolverà in un blocco parziale del passaggio di navi, con lo scopo dichiarato da parte dell’Iran di far aumentare il prezzo del greggio. Un possibile aumento del prezzo del petrolio che gli Stati Uniti e con loro tutta la comunità internazionale cercherà di oltrepassare e di far ricadere sul Paese degli Ayatollah. La soglia di tolleranza di Iran e Stati Uniti varierà in relazione all’evolversi degli eventi, che sono e (devono rimanere) imprevedibili. Ma, ora, è possibile affermare che la saggezza popolare mostra ancora tutta la sua perspicace validità e il suo più crudo realismo. «Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare», anche a Hormuz.



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