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EGITTO/ I bloggers fanno la rivoluzione ma gli islamisti incassano i voti...

Pubblicazione:martedì 6 dicembre 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Diversamente dai Fratelli, i Salafiti, che sono altrettanto popolari in diverse zone del Delta e nell’Alto Nilo, si fanno promotori di un Islam molto più ortodosso e rigido che ha come obiettivo politico quello di ritornare ad un’aurea età del califfato, ad uno Stato islamico fondato integralmente sulla Sharia. 

All’ombra delle querelles politiche degli ultimi giorni ma pur sempre presenti nella forma istituzionale del Consiglio Supremo delle Forze Armate (un’istituzione, non dimentichiamolo, pur sempre superiore – almeno per ora – rispetto al governo) ci sono, invece, i militari. Inscritti nel tessuto politico del Paese più di tutti gli altri, tanto che in molti, compresi alcuni islamisti, pensano che in fondo l’Egitto non possa fare a meno di un presidente militare. Come Nasser, Sadat e Mubarak in fondo.

Nei mesi intercorsi tra la capitolazione di Mubarak e le elezioni, i militari, che pure erano stati legittimati politicamente dalla piazza, grazie al loro strategico proporsi come garanti della rivoluzione, hanno però continuato a perpetrare pratiche autoritarie e poco trasparenti del potere, simili – se non peggiori – di quelle dell’ancien régime. L’obiettivo politico dei militari era (ed è) quello di mantenere un posto di primo piano all’interno del nuovo Egitto, l’unica via che consentirebbe alla “Casta” di preservare gli ingenti interessi economici consolidati durante gli ultimi 60 anni di storia. 

Nel perseguire questo obiettivo, i militari si sono spesso “incontrati” a porte chiuse con gli Islamisti – in particolare i Fratelli Musulmani – che, a fasi alterne, si sono ritrovati più o meno vicini all’esercito, nella ricerca di un compromesso tanto difficile quanto obbligato. I militari sapevano bene che i Fratelli avrebbero stravinto le elezioni. I Fratelli sanno che i militari non si toglieranno facilmente di torno. Il matrimonio ha rischiato nelle ultime settimane di rompersi. A novembre, anzi, erano stati proprio i Fratelli a scendere in Piazza Tahrir contro la Giunta guidata dal Maresciallo Tantawi. Dopo qualche giorno, tuttavia, i capi del partito avevano richiamato rapidamente gli adepti dal caos della protesta, prescrivendo loro di recarsi ordinatamente alle urne e non consentire che le elezioni venissero ancora una volta posticipate. Era forse già il segno del ricucimento della relazione con i militari. Questi ultimi, dal canto loro, hanno capito (forse) che per restare al potere dovranno condividerlo con gli islamisti.  

Molto del futuro assetto dell’Egitto si deciderà all’ora della scrittura della Costituzione, che non avverrà prima di aver concluso i turni elettorali ancora previsti per l’Assemblea del Popolo e i tre turni per il Consiglio della Shura. 


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