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EGITTO/ I bloggers fanno la rivoluzione ma gli islamisti incassano i voti...

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Il Consiglio Supremo delle Forze Armate ha emanato una legge alla fine di ottobre, secondo cui soltanto 20 dei 100 “saggi” che redigeranno il testo costituzionale verranno dal Parlamento. Una misura evidentemente volta a limitare il peso degli islamisti, molti dei quali vogliono fare dalla Sharia la fonte assoluta di legislazione. Nella legge non c’è, tuttavia, prescrizione dei criteri di selezione degli altri 80. È proprio su questo terreno che probabilmente si giocherà un compromesso, verso cui entrambe le parti sono però protese, proprio perché nessuna delle due può fare a meno dell’altra. Almeno per ora. 

E su alcuni grandi temi, come per esempio il futuro della pace con Israele o il legame con gli Stati Uniti, quando la campagna elettorale sarà finita, i militari sono destinati ad avere la meglio. Con il debito pubblico ulteriormente declassato dalle agenzie di rating, proprio nelle ultime settimane, e il dimezzamento delle riserve in valuta estera rispetto ad un anno fa (dovuto al calo drastico del turismo) sarebbe un suicidio alienarsi gli aiuti della Casa Bianca. Quest’ultima, d’altra parte, è una silenziosa sostenitrice dei militari ma, in fondo, anche una finanziatrice storica dei Fratelli. 

Ci si può chiedere cosa resterà di Piazza Tahrir. Poco in termini di rappresentanza istituzionale, questo è certo. Ma Tahrir, come le piazze gemelle del mondo arabo, ha ormai rotto quello spazio della politica che, fino a poco meno di un anno fa, per gli egiziani, come per tutte le popolazioni arabe, era un assoluto tabù. Che siano laici o islamisti, moderati o radicali, i futuri governi falliranno e si ritroveranno in piazza migliaia di cittadini – o forse più – se non saranno in grado di porre come punti prioritari della loro agenda politica la creazione di posti di lavoro, l’implementazione di politiche pubbliche volte alla crescita del paese e alla disgregazione di un sistema prioritariamente fondato sulla corruzione e sul privilegio. In un Egitto in cui l’80% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno, questo si impone per necessità sull’identità più o meno religiosa o radicale della nuova classe dirigente politica. 

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