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Esteri

VERTICE UE/ 2. De Michelis: la Merkel affonderà l’Europa e Sarkozy le va dietro

Ironia della storia, il supervertice che deve salvare l’euro si tiene esattamente 20 ani dopo il trattato di Maastricht che ne sancì la nascita. Era ministro degli Esteri GIANNI DE MICHELIS

Gianni De Michelis e Giulio Andreotti (Imagoeconomica)Gianni De Michelis e Giulio Andreotti (Imagoeconomica)

Nessuno, in quel Consiglio europeo che si tenne a Maastricht il 9 dicembre 1991, avrebbe probabilmente immaginato che, vent’anni dopo, l’euro – il «figlio» prediletto del trattato che concepì la moneta unica – avrebbe causato notti insonni ai rappresentanti di tutti gli Stati europei. In queste ore a Bruxelles l’Europa sta giocando il tutto per tutto per scongiurare il collasso dell’eurosistema, e con esso il sogno dell’Europa politica. Forse per la prima volta il rischio serio di una «esplosione dell’euro» – come ha detto senza mezzi termini il presidente francese Nicolas Sarkozy alla vigilia del vertice – non è mai stato così reale. In tanti attendono di sapere cosa decideranno i rappresentanti europei. I mercati; le banche; il presidente americano Obama, che si dichiara «preoccupato», la Germania, sempre più scettica sulla possibilità di trovare accordi salva-stati estesi ai 27 paesi dell’Ue, l’Italia, dove il capo del governo Monti, dopo aver varato una manovra centrata sul prelievo fiscale, si sente dire da Fitch che il nostro paese «deve portare a termine sostanziali riforme strutturali per rilanciare la crescita».
Ironia della storia, il progetto di una unione politica venne lanciato proprio vent’anni or sono. Per la verità il parto dell’Europa monetaria, che avrebbe dovuto fare da volano all’Unione politica, non fu così facile. Dopo quel 9 dicembre si accavallarono proposte, bocciature referendarie, conferenze intergovernative. Segno che qualcosa, «dentro» il meccanismo, non girava a dovere. Ma si andò avanti. Oggi l’«Europa di Maastricht» potrebbe davvero essere giunta al capolinea. Gianni De Michelis, allora ministro degli Esteri nel VII governo Andreotti fu tra i protagonisti di quella trattativa.

De Michelis, si apre oggi a Bruxelles un summit decisivo per la moneta unica e per il futuro dell’Unione. Dove stiamo andando?

Raccogliamo i frutti degli errori che sono stati commessi negli ultimi 10-15 anni. Ai negoziati di Maastricht dovemmo cambiare in velocità l’impostazione che vigeva alla vigilia, per tener dietro all’assetto di un’Europa che usciva stravolto dalla riunificazione tedesca. Era finita la guerra fredda e si apriva una fase del tutto nuova nelle relazioni mondiali ed anche europee.

Che cosa decideste di fare?

Cercammo di affrontare il problema raddoppiando le conferenze intergovernative. Ce n’era già una prevista negli anni precedenti sull’unione monetaria, ne aggiungemmo una seconda, che si sviluppò tra il dicembre del ’90 e il dicembre del ’91. Fu chiaro che il «salto di qualità» che si doveva compiere non poteva riguardare soltanto l’ordine monetario, ma anche l’avvio di un processo di integrazione politica.

Che non c’è stato, però.