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VERTICE UE/ 2. De Michelis: la Merkel affonderà l’Europa e Sarkozy le va dietro

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Gianni De Michelis e Giulio Andreotti (Imagoeconomica)  Gianni De Michelis e Giulio Andreotti (Imagoeconomica)

Le scelte sono state tutte assolutamente giuste; il dramma è che si è sbagliato dopo, e si rischia di sbagliare ancor di più adesso. L’integrazione europea noi la concepimmo, e così dovrebbe essere anche oggi, come processo. L’unico trattato di Maastricht aveva due facce che dovevano rimanere strettamente collegate; così non è stato.

Oggi si parla di «Merkozy». Come vede l’egemonia di Francia e Germania?

In realtà è un’egemonia asimmetrica: la Germania detta le regole e Sarkozy, indebolito dal fatto di essere sotto elezioni, le subisce. A porre la questione del widening dovrebbe essere soprattutto la Francia: il fatto che Sarkozy non l’abbia ancora fatto e non riesca a cogliere il nesso tra le due facce della medaglia, dimostra che il «Merkozy» non esiste. È Merkel e basta.

Il primo «allargamento» con il quale dovette fare i conti il Consiglio europeo di Maastricht fu quello che era appena avvenuto nel cuore stesso dell’Europa, ossia la riunificazione tedesca. Mitterrand ne fu spaventato, è così?

Fu un’altra delle cose che discutemmo: visto che il widening era cominciato con l’unificazione tedesca, il punto era se questo avrebbe aiutato l’Europa o se viceversa avrebbe agevolato un’egemonia della Germania. Lo «scambio» fu unificazione tedesca contro rinuncia al marco. L’euro nasce sul superamento del marco e sono ancora convinto che sia stata una vittoria.

Ma non è stato proprio questo l’effetto paradossale, che facendo l’euro sul marco tutta l’Europa si è dovuta adeguare al carro tedesco?

Questo è stato un vantaggio, perché ha ridotto l’inflazione che avevamo in Italia uniformandola all’inflazione media europea e dunque a quella della Germania. La responsabilità tedesca è stata quella di frenare drasticamente il processo di integrazione congelando l’allargamento. Berlino, la riunificazione, l’ha avuta; oggi qualcuno dovrebbe ricordare alla Germania i suoi impegni.

(Federico Ferraù)



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