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Esteri

EGITTO/ Il giudice Mikawi: così cristiani e musulmani uniti hanno spiazzato Mubarak

Hosni Mubarak (Foto: Imagoeconomica)Hosni Mubarak (Foto: Imagoeconomica)

 

Persone normalissime, parlando con loro si capisce che hanno un lavoro, un buono stipendio, una casa, una o più macchine. Ma ciascuno di loro è venuto per protestare, perché sono egiziani e vogliono potersi esprimere liberamente vivendo come chiunque in Europa.

 

 

Il Meeting del Cairo ha influito su quanto sta accadendo in questo giorni?

 

Il Meeting del Cairo ha favorito il sorgere di una nuova coscienza da parte degli egiziani che sono in piazza a protestare. Per esempio, durante quei giorni ho conosciuto tantissime persone. E una volta che il Meeting si è concluso, continuavano a chiamarmi e a chiedermi che cosa potevano fare, perché sentivano il bisogno di impegnarsi. Per questo, sono certo del fatto che il Meeting del Cairo ci ha fatto sorgere un nuovo interesse e ci ha dato una possibilità che prima non c’era. Legata al fatto che centinaia di giovani, volontari o semplici partecipanti, si sono incontrati e parlati per la prima volta.

 

 

Secondo lei quali sono le responsabilità di Mubarak?

 

Il nostro Parlamento è una messa in scena e tutti gli egiziani lo sanno. Nel corso delle ultime elezioni, moltissimi giovani non hanno potuto esercitare il loro diritto di voto, per una serie svariata di motivi. E quindi, rendendoci conto che non potevamo cambiare la situazione con le elezioni, siamo partiti dai circoli privati, i club sportivi, le università, le scuole e perfino su Facebook e Twitter. Il 25 gennaio siamo scesi in piazza: è stata una protesta pacifica e civile, ma la polizia ha iniziato a sparare sui giovani, e quando ci siamo ribellati è fuggita.

 

 

Lei però è un magistrato. Da un punto di vista legale, come giustifica la rivoluzione?

 

Da un punto di vista legale, la questione è che l’Egitto non è una dittatura militare e Mubarak è al potere in quanto è eletto dal popolo. Deve quindi rispettare la Costituzione, che per esempio prescrive che il presidente debba nominare un vice. Per 30 anni Mubarak ha fatto finta di dimenticarsene, e solo ora che la folla è scesa in piazza ha deciso di farlo e di tenere conto dei diritti del popolo. E’ per questo che gli egiziani sono infuriati. Come vicepresidente ha scelto Omar Suleiman, come capo del governo Ahmad Shafiq: entrambi sono due militari. Se questa è la sua idea di cambiamento, è come se volesse curare un malato grave con l’aspirina.

 

 

Che cosa si aspetta che faccia l’esercito nelle prossime ore?