BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

CILE/ Droga e sesso, un libro cerca di riscrivere la storia dei minatori

I minatori cileni I minatori cileni

LE PREGHIERE E IL «MIRACOLO» - Dopo due settimane i minatori infatti erano stati costretti a razioni da un cucchiaio di tonno ogni tre giorni e, aspettandosi di morire, avevano scritto lettere di addio alle loro famiglie. Arrivati alle ultime due scatolette di tonno, hanno alzato le mani al cielo e pregato Dio perché si moltiplicassero. Al posto di quel miracolo, se ne è verificato un altro altrettanto inaspettato: il 17esimo giorno dal disastro, lo stretto condotto di comunicazione ha infranto l’ultima barriera riuscendo a raggiungerli. Facendo sì che il cibo potesse essere spedito nel cunicolo in cui si trovavano. Non a caso Mario Sepulveda, il secondo minatore estratto dalla galleria di San José, ha descritto così quei primi 17 giorni di prigionia: «Sono stato con Dio e con il diavolo. Hanno litigato per avermi. Dio ha vinto, io ho preso la sua mano, la migliore. Non ha mai vacillato la mia certezza che Dio mi avrebbe tirato fuori».


UNA «PARTITA» DI 69 GIORNI - Sono parole che testimoniano come la vicenda dei 33 minatori cileni non possa essere ridotta ai loro momenti di debolezza, ma sia stata una tremenda avventura di lotta per sopravvivere, dove la fede e il coraggio sono stati la chiave vincente. Una «partita» durata in tutto 69 giorni, attraversati da momenti di angoscia e anche di debolezza. I media prima hanno raccontato la favola di un gruppo di eroi senza macchia e senza paura, per divertirsi ora a smontarla diffondendo i particolari più scabrosi della vicenda. La verità è che i 33 minatori erano uomini come tutti gli altri, e questo non fa che mettere in ulteriore risalto la loro prova di coraggio nelle viscere della terra.
 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.