Esteri
lunedì 14 febbraio 2011
«Le proteste di piazza Tahrir hanno colto l’Occidente totalmente di sorpresa, e ora quindi non possiamo più continuare a ragionare con i vecchi schemi. Sarebbe un errore pensare che siccome gli egiziani sono arabi e musulmani, la democrazia non fa per loro. Ammesso che ci si arrivi, non sarà però una democrazia sul modello di Francia o Stati Uniti, ma qualcosa di completamente nuovo». A sottolinearlo è Vittorio Emanuele Parsi, esperto di politica internazionale, intervistato da ilsussidiario.net all’indomani delle dimissioni di Hosni Mubarak. Una novità dopo la quale «non possiamo più tornare alla vecchia interpretazione da manuale», un po’ come dopo gli eventi, di segno opposto, dell’11 settembre 2001. In attesa di capire che cosa comporteranno lo scioglimento del Parlamento e la sospensione della Costituzione, decretate ieri dal Consiglio supremo militare egiziano, abbiamo chiesto all’editorialista de La Stampa di spiegarci che cosa accadrà. Parsi, che cosa succederà in Egitto dopo le dimissioni di Mubarak? La partita vera, quella più dura, inizia adesso. Fin qui abbiamo scherzato, ora vincerà chi è più organizzato. E’ come un gioco d’azzardo. Secondo alcuni i più organizzati sono i Fratelli musulmani… I Fratelli musulmani, ma anche l’esercito, la società civile o chiunque altro. E’ probabile che emergano dei fenomeni che ci stupiranno. Di fronte alla sorpresa della protesta che ha portato alle dimissioni di Mubarak, sarebbe sbagliato se dicessimo: «Bene, ora torniamo alle categorie abituali». Se siamo stati spiazzati una volta, possiamo continuare a esserlo anche in futuro. Non possiamo ritornare a un’interpretazione da manuale. L’Egitto è pronto per la democrazia?
Ottimo il commento di Parsi. Però non mi pare abbia torto Maroni a paragonare i fatti di Tunisia ed Egitto (per ora)alla "caduta del muro di Berlino",che ha aperto scenari nuovi e sostanzialmente favorevoli all'Occidente.. non esclusi nemmeno da Parsi.
Commento le ultime frasi dell'articolo che riguardano la Tunisia. Ma allora tutti i tunisini dovrebbero venire in Europa? e poi magari gli algerini dopo aver fatto una loro bella rivolta contro l'attuale dittatura? e poi magari anche i marocchini? e chi più ne ha più ne metta? e dove la mettiamo in Europa tutta questa gente?
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