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Esteri

EGITTO/ Parsi: le proteste del Cairo, un nuovo 11 settembre

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Sì, perché evidentemente il loro partito avrebbe qualcosa da guadagnarci. Una mediazione politica condotta dagli Stati Uniti garantirebbe infatti una legittimazione dei Fratelli musulmani, in Egitto e altrove. Sì tratta di un forte incentivo, superiore a quello nei confronti degli intellettuali egiziani che dialogano già con Europa e Usa. La vera questione più che altro è se anche l’Occidente avrebbe qualcosa da guadagnare da un dialogo con i Fratelli musulmani. Io, per non saper né leggere né scrivere, proverei a percorrere questa strada, perché i Fratelli musulmani e più in generale l’Islam politico sono una realtà sempre più importante nel mondo. Per cui voler fare i damerini e dire «No, io con quelli non parlo» sarebbe controproducente. Occorre invece prendere atto di quello che sta accadendo nella sponda Sud del Mediterraneo e cercare di capire come fare a traghettare la situazione portandola su una rotta più in sintonia con noi. E l’unico modo è provare a dialogare con tutti i soggetti coinvolti, inclusi i Fratelli musulmani.

Il suo editoriale di sabato si intitolava «La vittoria di Obama». Ma lei è proprio sicuro che per gli Usa la caduta di Mubarak sia una vittoria?
 
Gli Usa stanno tentando un accompagnamento dolce di una perdita della loro influenza in Medio Oriente. Il potere Usa è in crisi in Egitto e in Libano, per non parlare dell’Iraq, dove quando andranno via gli americani stapperanno lo champagne. Gli Stati Uniti hanno perso quel ruolo di mediatore all’interno del mondo arabo che avevano ancora due anni fa.

Per cui quella di Obama è una vittoria di Pirro...

No, diciamo che è il massimo che si poteva fare in queste condizioni. Ma le ricadute sul lungo periodo saranno legate a fattori che in buona parte non dipendono da Obama. L’America è in declino, e se Obama non è in grado di interromperlo non è perché non abbia delle qualità. Semplicemente, si tratta di una situazione strutturale, che non può essere cambiata nemmeno dal presidente Usa.

E se chi ne trarrà beneficio alla fine fosse l’Iran di Ahmadinejad?
 


COMMENTI
14/02/2011 - ma anche un nuovo 11 Settembre ... (attilio sangiani)

Ottimo il commento di Parsi. Però non mi pare abbia torto Maroni a paragonare i fatti di Tunisia ed Egitto (per ora)alla "caduta del muro di Berlino",che ha aperto scenari nuovi e sostanzialmente favorevoli all'Occidente.. non esclusi nemmeno da Parsi.

 
14/02/2011 - Egitto e Tunisia (Bruno D'Alba)

Commento le ultime frasi dell'articolo che riguardano la Tunisia. Ma allora tutti i tunisini dovrebbero venire in Europa? e poi magari gli algerini dopo aver fatto una loro bella rivolta contro l'attuale dittatura? e poi magari anche i marocchini? e chi più ne ha più ne metta? e dove la mettiamo in Europa tutta questa gente?