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EGITTO/ Esercito o islam radicale? Il dopo-rivoluzione "allontana" la democrazia

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Studentesse a Tehran l'11 febbraio 2011, 32/o anniversario della rivoluzione (Ansa)  Studentesse a Tehran l'11 febbraio 2011, 32/o anniversario della rivoluzione (Ansa)

Un modello realistico - e in fondo auspicabile - potrebbe essere rappresentato invece da paesi come la Giordania o il Marocco. Re Abd Allah ha dovuto confrontarsi con una folla di manifestanti - è  vero - ma il contesto politico giordano è del tutto differente da quello tunisino o egiziano; qui il popolo non ha chiesto la testa del sovrano per un motivo ben preciso: nella monarchia giordana (come in quella marocchina) sebbene il potere sia autoritario, il re non monopolizza la sfera pubblica ma garantisce un discreto livello di pluralismo politico, lasciando spazio anche alle forze islamiche, in modo da porsi come arbitro del potere, ma non sua incarnazione. In un contesto del genere è altamente improbabile che la protesta possa rivolgersi contro un unico individuo, perchè esiste di fatto un immaginario molteplice della sfera del potere. Ma se un maggiore pluralismo sarà senza dubbio necessario per stabilizzare la situazione in Tunisia e in Egitto, un sistema politico più inclusivo non vuol dire affatto democrazia.



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COMMENTI
16/02/2011 - democrazia? (Antonio Servadio)

Fin dalle prime avvisaglie di protesta, in Tunisia e poi in Egitto, i gornali nostrani hanno preso a discettare di democratizzazione. Il popolo a sud del Mediterraneo ha dato vita ad una protesta animata da richieste veementi di giustizia sociale, di maggior benessere, come ben descritto in questo articolo. La richiesta di democrazia, mi pare, non è mai stata espressa dai manifestanti. La democrazia, che qui ci sembra la naturale strada verso un'equità sociale, l'ovvio contraltare alla dittatura, invece non fa parte dell'orizzonte di cultura politica di quei popoli, certamente non nelle forme che assume in Europa. L'equazione richiesta di migliori condizioni uguale democrazia l'hanno fatta giornalisti e opinionisti "occidentali", non è un prodotto locale, è un ennesimo prodotto coloniale, o meglio, l'ennesima proiezione culturale di stampo neocoloniale.