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Esteri

LIBIA/ L’aviazione bombarda i manifestanti. Proteste contro "il silenzio" di Berlusconi

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Diverse città sarebbero finite in mano ai manifestanti: Tarhouna, in Tripolitania, Bengasi, Beida, Sirte, Zaouia e Gialo, nel deserto nei pressi dell'oasi di Cufra.

 

Saif al-Islam, il figlio di Muhammar Gheddafi ha minacciato di durissime ritorsioni, in un messaggio tv inviato alla nazione nel corso della notte. Saif al-Islam ha imputato la rivolta ad una complotto organizzato da «forze straniere» e «separatisti»  e ha avvisato i libici: «Arriveranno le flotte americane e europee e ci occuperanno». Poi, l’avvertimento: «il nostro non è l'esercito tunisino o egiziano. Combatteremo fino all'ultimo uomo, all'ultimo proiettile». Dalle parole ai fatti, il passo è stato breve. L’aviazione avrebbe, infatti, organizzato un raid aereo contro i manifestanti per mezzo dei caccia aerei da combattimento.

 

In Italia, infine, di fonte all’ambasciata libica un decine di manifestanti provenienti dalla Libia e dal Nord Africa si sono riuniti per protestare contro il premier con slogan come “Berlusconi fermo di fronte al massacro del popolo libico”. «Siamo preoccupati per questo silenzio. Berlusconi non può liquidare la faccenda con un “non disturbo”, sottolinea il presidente della comunità del mondo arabo in Italia, Foad Aodi».


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